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ITINERARI DI ROCCAFLUVIONE 

  • Il cammino dell’Acqua Uscerno – Arena – Marsia – Forcella Lunghezza: 25 Km – Dislivello: 217 m

L’ itinerario ha lo stesso senso di percorrenza del torrente Fluvione. Si parte dall’incrocio tra la strada che conduce a Meschia e la S.P. 85 Valfluvione poco prima della frazione di Uscerno di Montegallo. Consigliamo di affrontare il percorso a piedi e con estrema attenzione vista la presenza di alti e improvvisi dislivelli, si trova dopo pochi metri, un piccolo ponte da dove è possibile ammirare un’eccezionale forra di circa 20 metri, sia la particolare vicinanza delle sponde del Fluvione che quasi formano un altro ponte naturale. Alla destra del ponte un sentiero permette di arrivare sul ciglio di tale forra (o canyon del Fluvione) e alla sinistra, invece, un altro sentiero conduce verso un piccolo mulino: qui una scala permette di scendere al di sotto di esso addentrandosi in una buia galleria dove e possibile osservare ancora le due pale che azionavano il mulino. Continuando verso Marsia, s’incontra la località Ponte Paoletti con l’omonimo ponte recentemente restaurato. Più avanti l’abitato di Arena, piccolo sito con evidenze naturalistiche e architettoniche, frutto di un perfetto connubio tra natura e uomo. Qui si trova il mulino Pignoloni (1629), il ponte, presumibilmente dello stesso periodo, la cascata e le case in pietra, arroccate sul margine del fiume, che creano un’atmosfera di forte suggestione. Alla base della cascata, sulla destra, è ancora possibile vedere il vecchio asse, “retregene” , su cui sono fissate le pale del mulino. Arrivati in località Marese s’incontra il ristorante Vecchio Mulino dove è ancora visibile l’opera di presa di un antico mulino unitamente ad una piccola cascata. Continuando per località Ponte Nativo, in corrispondenza delle “ Tre fontane”, si scende fino alla chiesa di Sant’Antonio costruita sul ponte naturale o “ponte nativo”. Più in basso nelle vicinanze del mulino tuttora utilizzato per produrre energia elettrica, sono stati rinvenuti i resti di un antichissimo mulino, probabilmente con origini anteriori al XII sec.

Si segnala, inoltre, la presenza lungo il torrente Noscia del mulino Transatti e del mulino di Osoli, recentemente restaurato. Percorrendo la provinciale 237 (ex S.S. 78) verso Ascoli, in un sito naturalistico caratterizzato dalla presenza di una particolare conformazione del letto del Fluvione, s’incontra il Mulino Brandi.

Il percorso prosegue verso località Forcella , un”isola” amministrativa di Roccafluvione, inserita geograficamente nel comune di Acquasanta Terme. Per raggiungerla, dalla vecchia Salaria si arriva a Ponte d’Arli e si prosegue per Tallacano, dove l’omonimo fosso rappresenta il confine tra il comune di Roccafluvione e quello di Acquasanta Terme.

  •  Il cammino del Gusto Marsia – Vallicella – Collemoro – Casaregnano – Casacagnano lunghezza 12,6 km – Dislivello: 183 m

L’itinerario proposto ruota intorno al prezioso prodotto della terra, il tartufo, nelle frazioni di Vallicella, Collemoro, Casaregnano, Casacagnano e Marsia. Da Marsia si sale verso la parte alta del paese, seguendo le indicazioni per il campo sportivo comunale. Si prende la strada per Vallicella che dista circa 2,5 Km. Lungo lo stretto percorso è possibile osservare diversi impianti tartufigeni e la presenza di boschi spontanei di roverella, che invece costituiscono le tartufaie naturali. Una volta giunti a Vallicella, è possibile osservare due singolari architetture civili: le cosiddette case fortificate di Vallicella. Da Vallicella si giunge a Collemoro percorrendo la S.P. 168 percorrendo circa 3 Km. Da qui si volta a sinistra e si prosegue per 1 Km fino all’abitato di Casaregnano. Proseguendo lungo la strada comunale in uscita dal paese di Casaregnano, dopo circa 3 km, si arriva alla S.P. 237 (ex S.S. 78). Seguendo le indicazioni per Roccafluvione, in località Ponte Nativo, si prende la deviazione per Casacagnano. L’ultima tappa è il capoluogo. Marsia, che possiede un vecchio ed interessante incassato con il vicolo della Madonnina e una zona archeologica denominata “Marsicano”, dal nome del ruscello.

  • Alla scoperta di piccoli tesori Marsia – Pedara – Bovecchia – Osoli – Agelli – Pastina – Scalelle – San Giacomo – Colleiano – Casebianche lunghezza 30 km – Dislivello: 300 m

L’itinerario si snoda per gran parte del territorio, percorrendo le tortuose stradine che dalla bassa valle del Fluvione si elevano verso le quote più alte delle colline; si andrà così alla scoperta di alcuni piccoli tesori di arte e di architettura, disseminati in modo omogeneo. La diffusione di chiese benedettine e di luoghi di culto in genere risulta essere piuttosto capillare e giustificata da una evidente ed importante funzione di controllo e difesa che tali strutture avevano lungo la valle del Fluvione.

Le chiese benedettine che presentano maggior interesse artistico e architettonico sono: Chiesa di S. Stefano a Marsia; Chiesa di SS. Ippolito e Cassiano; Chiesa di S. Maria a Scalelle; Chiesa di S. Giovanni a Forcella; Chiesa di S. Anatolia a Pastina; Chiesa di SS. Nicola e Ilario a Casaregnano;Chiesa di S. Maria “de fora” a Meschia.

Queste chiese meritano di essere visitate perché ancora mantengono la loro tipica conformazione architettonica di controllo e difesa. In effetti tra l’XI ed il XIV secolo la maggior parte delle abitazioni veniva costruita in legno ed era soggetto a facili attacchi; quindi, la chiesa rappresentava non solo un punto di riferimento religioso ma anche l’unico rifugio di pietra in caso di attacco. Le strutture murarie di grosse dimensioni, le feritoie, la torre campanaria in facciata sono tutti elementi che indicano una determinata tipologia architettonica, con funzioni spirituali e con concrete esigenze difensive.

L’itinerario inizia con la visita alla chiesa di Santo Stefano Protomartire in Marsia, anticamente un monastero. Il percorso continua lungo la S.P. 237 proseguendo veso Nord per circa 3 Km fino ad imboccare la Provinciale per Montegallo (AP); dopo  1 Km, si incontra l’abitato di Arena con la cascata ed il Mulino Pignoloni. Continuando sulla provinciale ancora per un altro chilometro, dopo una deviazione a destra si arriva alla frazione di Pedara; qui il visitatore si trova al cospetto di un altro presidio farfense la Chiesa di Pedara dedicata ai SS. Ippolito e Cassiano. In questa chiesa sono presenti caratteri architettonici delle chiese – fortezze del Medioevo come per esempio le feritoie e la torre vedetta. Il cammino dell’arte prosegue per Bovecchia raggiungibile da Ponte Paoletti attraverso 5 Km di strada bianca. La chiesa privata di Santa Lucia, di recente costruzione (1934) salta subito all’occhio. L’antica chiesa è una struttura di civile abitazione. Proseguendo alla volta di Osoli si incontra prima Pescolla un’altra frazione del comune di Roccafluvione, poi un’altra piccola chiesa: la parrocchia di SS. Giovanni e Martino sulla quale non si hanno precise notizie. La posizione l’orientamento potrebbero suggerire origini benedettine.

Dopo aver incrociato la S.P. 168 e aver percorso 3 Km si raggiunge Agelli che insiste su un’ampia area boschiva, fatta impiantare più di un secolo fa dalla famiglia Massimi, originaria di Agelli.

Dopo Agelli si giunge a Pastina. Qui il paesaggio cambia e la vegetazione diventa più rada; prima di raggiungere il vero e proprio nucleo del paese si incontra la graziosa chiesa benedettina di Sant’Anatolia.

Si prosegue per Scalelle, piccolo abitato strutturatosi sostanzialmente nel XIV secolo. Il paese si trova arroccato su uno sperone roccioso dalla particolare conformazione a falde orizzontali, dalla quale deriva appunto il suo toponimo. La nota chiesa di Santa Maria Assunta si trova distante dall’abitato, a circa 750 metri s.l.m. sulla cima di un colle.

Andando alla ricerca di altri tesori si scende più a valle fino arrivare alla frazione di San Giacomo con l’omonima piccola chiesa del XV. Dopo aver visitato San Giacomo il sentiero scende fino a Roccarionile oggi chiamata e conosciuta come Colleiano.

      • Il cammino dei Panorami Marsia – Casebianche – Collegano – Masciù – Scalelle – Pastina – Gaico - Meschia lunghezza 35 km – Dislivello: 513 m

Il percorso è incentrato sulla tematica naturalistico - ambientale . L’itinerario parte da Marsia e si snoda attraverso piccoli nuclei storici completamente immersi nel verde. Il fascino  di questi luoghi poco antropizzati, la presenza costante di aree boschive impenetrabili a pochi chilometri dai centri abitati, il sapiente connubio tra storia, cultura popolare, ambiente, determinano un forte richiamo per gli amanti delle escursioni. In qualsiasi periodo dell’anno è possibile fuggire dal caos cittadino e percorrere i numerosi sentieri, a piedi, in mountain-bike oppure a cavallo. Il periodo ideale è in primavera, quando il verde rigoglioso ed il giallo intenso delle ginestre in fiore spazzano via il grigiore dell’inverno appena trascorso, oppure in autunno, quando i boschi si macchiano di calde tonalità che spaziano dal giallo al rosso vermiglio.

Da Marsia si prosegue in direzione Ascoli e in località Palazzeto si procede per la S.P. 80. La prima frazione, Casebianche, conta diverse case sparse popolate soprattutto nel periodo estivo. La chiesa dedicata a Santa Maria delle Grazie è del XVI secolo. Vicini risultano gli abitati de Perseraca, Favale, Pagliare. Salendo ancora per la provinciale si arriva a Collegano, vecchia sede del comune di Rocca Rionile o Roccareonile, e piccolo centro dominato dall’altura del monte Castellaro. Dalla strada asfaltata, nei pressi della chiesa dei Ss.Giacomo e Pancrazio (XVI sec.), si consiglia di raggiungere la frazione Masciù ed il monte Castellano da cui si può godere un ottimo panorama: nelle giornata più serene si può scorgere il mare Adriatico ed il precorso del fiume tronto da Ascoli Piceno fino alla foce. Proseguendo lungo la strada si incontra la deviazione per San Giacomo e Radicina: qui si segnala la chiesa di San Giacomo, già incontrata nell’itinerario del “Cammino dell’Arte”.

Proseguendo ancora per la provincia si giunge a Lisciano; da qui una deviazione conduce alla frazione di Sassomaio, chiamata così per la presenza di un grande masso situato nella parte più alta dell’abitato. Continuando ancora si incontra Sala a 696 metri s.l.m. 

Da Sala si può raggiungere anche Ponte d’Arli e la Strada Statale 4 ( ex strada consolare Salaria), attraversando le Piane della Forcella, in comune di Ascoli Piceno, dove sono localizzate alcune cave di travertino.

Si giunge presto a Scalelle a 740 metri s.l.m. (dal catasto del 1381 territorio “scalellarum”; in quello del 1458 “sennecatu delle scalette”). La frazione è chiamata così per la particolare conformazione morfologica dell’altura su cui è arroccata; le case sono tutte addossate alle pareti rocciose e le numerose grotte sono utilizzate, ancora oggi, per il ricovero degli animali domestici. Lo stemma della comunità era una scaletta a pioli ben visibile, ora, sull’architrave di  ingresso della chiesa di Santa Maria di Scalelle, meglio descritta ne “Il Cammino dell’ Arte”. Si consiglia una passeggiata fino al monte di Scalelle (830metri s.l.m.) da cui si gode un suggestivo panorama. Lungo questo sentiero tra arbusti e strati rocciosi si distinguono chiaramente i segni lasciati dall’uomo che un tempo viveva in quei posti: gradini scolpiti nella roccia, fosse e conci di pietra. Sulla sommità i resti del castello lasciano intendere l’antica presenza di una costruzione del periodo comunale, realizzata con una tecnica più evoluta rispetto ai secoli precedenti. La presenzia di tante buche scavate nella roccia fa capire che vi erano delle palizzate in legno, poste a difesa della struttura fortificata.

Nel Medioevo tale costruzione poteva vantare un indiscusso potere di controllo su un’ampia parte del territorio,dal monte Ceresa fino alla bassa valle del Tronto. Da Scalelle a Pastina, a 757metri s.l.m., dal latino “pastinum”, “ferramentum bifurcum (bidente?) quo ab agricolis semina panguntur”, facente parte, un tempo, del comune di Rocca Rionile o Rigunile.

“Pastinum” è inteso dagli studiosi di toponomastica nel senso di  “terreno dicioccato, scassato e zappato”.

Da Pastina, luogo ideale per campeggi in totale tranquillità, si segnala un interessante percorso naturalistico, da effettuarsi a piedi, in mountain-bike o a cavallo verso il monte Pianamente (1275 m s.l.m.). Passando per la sorgente Frigida, l’itinerario, segnalato dal C.A.I., si sviluppa attraverso posti incantati e di rara bellezza dove è possibile incontrare persino cinghiali e caprioli. Da qui, inoltre, si può raggiungere Meschia e, addirittura, Abetito ( Comune di Montegallo, AP), fino al Monte Vettore (2476 m s.l.m.).

Dopo Pastina il percorso prosegue per Gaico con l’omonimo monte (881metri s.l.m.), conosciuto per le numerose grotte e voragini che si aprono tra il rigoglioso sottobosco; visitabile la chiesa di Santa Maria Intersineas tra boschi di castagneti tra quali molti secolari. L’ultima tappa è Meschia a 803 metri s.l.m.

  • SULLE TRACCE DI ANTICHI BORGHI Marsia – Valcinante – Poggio Paganello – Aletta – Olibra – Vetrato - Cerqueto Furcola – Pizzorulo – Osoli – Monestino – Vetoli.

Il percorso si caratterizza per uno spiccato interesse generato dal fascino della riscoperta di alcuni vecchi centri abitati, oggi oramai abbandonati dall’uomo. Dalle rovine è possibile evincere quanto fossero importante queste località, un tempo fulcro di vitale operosità di tutta l’alta e media valle del Fluvione.

Non viene indicato un preciso percorso da seguire ma sono fornite alcune informazioni e curiosità storiche, offrendo la possibilità di vivere una sorta di piccola “avventura” a discrezione del visitatore. Le strade non sono tutte facilmente percorribili e talvolta si consiglia di lasciare la propria auto e continuare a piedi o in mountain-bike (ad esempio, strada per Pizzorullo, strada che da Monestino scende a Marsia). Percorrendo la S.P. 237, da Marsia si arriva al bivio per Venarotta. Dopo aver attraversato il ponte Pugliese, si svolta a sinistra seguendo l’indicazione per Valcinante.

POGGIO PAGANELLO

Oggi l’antico borgo è lasciato ad un inesorabile destino caratterizzato da incuria e scarsa sensibilità verso il patrimonio storico locale. Nonostante tutto conserva, ancora intatto, un certo fascino: il suggestivo panorama e le splendide testimonianze artistiche dei periodi medievali e rinascimentali (cornici di finestre e decorazioni di architravi). L’edificio più significativo è il palazzo dei “Signori Mariani del Poggio di Valcinante”, in cui sono evidenti gli schemi rinascimentali (uno dei due portali dell’edificio è datato 1546). Giulio Gabrielli, noto studioso locale, ci riferisce, nei suoi taccuini, di un affresco della Vergine col Bambino dle 1542, di un’icona della Santissima Trinità e di altre pitture murarie raffiguranti Santi ed eroi del cristianesimo, ora perduti.

VETRETO

Castel Vetrato, oggi piccola frazione del comune di Roccafluvione, era un piccolo feudo sul Fluvione che ebbe una chiara importanza strategica e militare grazie alla sua posizione geografica. Proprietaria della tenuta fu l’illustrissima famiglia Alvitreti che già dall’846 controllava l’antico castello. Quella degli Alvitreti fu una dinastia di primo ordine, con diritto al titolo di conte del piccolo feudo di Vetrato che da loro derivò il suo nome.

Come accadde anche ad altri piccoli centri, l’antico borgo fu saccheggiato e distrutto più volte. Uno dei primi saccheggi fu ad opera delle truppe del tiranno Galeotto Malatesta; i Signori di Vetrato stanchi dei continui soprusi decisero di reagire unendo le proprie forze al feudi di Monte Pasillo e Fonditore di Montegallo. Questo gesto costò caro ai tre dinasti tanto che furono trasportati nella città di Ascoli e, dopo essere stati trascinati dai cavalli per le vie del centro, furono squartati pubblicamente. Qualche decennio più tardi Vetrato fu ancora distrutto, questa volta ad opera del Duca di Atri che pose fine al potere del piccolo feudo, declassato e annesso come “Villa” al “Sindacato” di Pizzorullo (antico castello di terzo grado dello Stato di Ascoli). Gli Alvitreti elessero i propri podestà nell’antico castello di Vetrato sino al 1387. La grande popolarità era dovuta alla loro ricca tradizione guerriera che li portò a ricevere titoli ed onorificenze da Papi ed Imperatori. Tra i personaggi più illustri si ricordano: il capitano Giacomo Alvitreti, che si distinse valorosamente negli scontri contro Fermo, il Capitano Orazio Alvitreti che fu impegnato nella difesa dell’isola di Cipro, assediata dai Turchi, Camillo Alvitreti, prode ufficiale dello Stato Pontificio. Nel 1749 Papa Benedetto XVI elevò la tenuta degli Alvitreti di Marino del Tronto (AP) a titolo di “Marchesato”, accrescendo ulteriormente il lustro della famiglia. Durante il periodo del brigantaggio si distinse il Marchese Giuseppe Alvitreti, comandante della Guardia Nazionale che riuscì a catturare il famoso brigante Piccioni.

PIZZORULLO

Era il 29 luglio 1277 quando il castello di Pizzorullo perse la sua autonomia passando sotto il crescente potere di Ascoli. L’atto di sottomissione si manifestava nel dono di un palio che la comunità di Pizzorullo doveva offrire annualmente alla festa di Sant’Emidio. In cambio Ascoli avrebbe assicurato con le sue milizie la difesa e giuridica degli abitanti, riservandosi di nominare il podestà per il governo del castello. Purtroppo, questo antico borgo medievale non esiste più, ma è suggestivo immaginare che su quel colle ormai abbandonato esistevano un castello con la sua piazza, il palazzo comunale e la chiesa di Sant’Angelo con le campane che suonavano per chiamare a raccolta la comunità presieduta dal “vicario” e dai “massari”. In poco tempo l’esodo verso la città, il brigantaggio ed il vaiolo diminuirono notevolmente il numero degli abitanti della comunità e dal 1830 questo nucleo risulta disabitato. Oggi i castellani di Pizzorullo ritornano in vita in occasione della rievocazione storica della “Quintana” che si svolge ad Ascoli Piceno ogni prima domenica di agosto. Grazie alla caparbietà di alcuni volontari si è costituito il “Gruppo Quintana di Roccafluvione” che dal 1999 offre, ad ogni rievocazione, uno spaccato di vita medievale con i “personaggi di Pizzorullo” che sfilano, vestiti con abiti dell’epoca, lungo l’affascinante passerella nella città di Ascoli Piceno.

VETOLI

Probabilmente l’antico toponimo potrebbe derivare da “Casa Vetula” perché compare, per la prima volta, nel 1037 in un diploma di Corrado III a favore del vescovo Bernardo I  di Ascoli, relativamente alla donazione del castello di Vetoli, oggi scomparso, fatta da un certo Maginardo di Sigolfo alla Chiesa ascolana. Dopo l’epoca vescovile, nel 1381 si attesta il “Sindacato” di Vetoli e Monastero (più tardi chiamato Monestino) e, nel 1482, Vetoli passa sotto la giurisdizione del podestà di Rocca Casaregnana.