DA QUINTODECIMO A FOSSO NOCE ANDREANA
Dislivello: 450 m Tempo salita : 1.30 – 2 ore Tempo di discesa: 1 1.30 -ore Carta I.G.M. 25V - F. 132 - II – NE Segnaletica: |
BASE DI PARTENZA (località da cui partono gli itinerari) Quintodecimo da Ascoli Piceno SS4 “Salaria” fino a Quintodecimo; da Macerata: Dopo Sforzacosta si prende la SS78 “Picena” fino alla “Salaria” quindi a destra come sopra; da Perugia: SS75 fino a Foligno poi SS77 fino a Casenove quindi a ds SS319 fino a Borgo Cerreto. Si continua a sn per Triponzio quindi a ds. con la SS 396 per Norcia si sale a Forca Canapine e si scende alla SS4 “Salaria”. |
Percorso: Da Quintodecimo si segue la strada sterrata lungo a circa 1,5 Km prendendo a destra. Dal termine della strada inizia il sentiero che dapprima sale con degli scalini per poi continuare in piano costeggiando il fosso fino a un ponticello con una biforcazione (548 mt, ½ ora).
Oltrepassato il ponte si continua a salire costeggiando il ruscello sulla sponda destra fino a un secondo ponticello in legno. Dopo una breve salita, il sentiero torna pianeggiante; passato il letto di un torrente asciutto si giunge ad una radura con vista sulla parte terminale della valle. Si lascia a destra un casolare e si rientra nel bosco dove, costeggiano sempre il fosso si arriva sotto una parete di arenaria in cui è incassato un vecchio casolare.
Qui il sentiero si biforca; si può continuare a risalire la valle ma senza un itinerario stabilito. Per il Fosso Noce Andreana si percorre l’itinerario precedente fino al primo ponticello, quindi si prende il sentiero che sale a sinistra con qualche tornante, per poi traversare verso destra fino ad entrare nella valle.
Con andamento pianeggiante, questo incrocia il Rio della Storra che forma una bella e sottile cascata e continua superando alcuni casolari diroccati. Il sentiero attraversa il fosso portandosi sulla sponda destra e raggiunge la confluenza di due piccoli torrenti. Risalendo quello di sinistra si giunge alla caratteristica grotta dietro una cascata, con costruzioni all’interno. Continuando invece per il torrente di destra si incontrano grandi esemplari di castagno, superati i quali il sentiero scema.
da Acquasanta – Paggese a ValleCastellana:
Dislivello: Tempo salita : ore Tempo di discesa: ore Carta I.G.M. F 132 II SE Segnaletica: |
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| Note Geologiche |
| Note Botaniche |
L’itinerario si caratterizza come percorso di lunga percorrenza, atto a consentire il collegamento tra le sedi dei Centri servizi del Parco ubicati a Paggese d’Acquasanta e a Valle Castellana.
Percorso: Con partenza a Paggese, l’itinerario si snoda per il primo tratto, da Paggese a Luco, su strada sistemata con pavimentazione in lastricato di pietra. Il secondo tratto, da Luco a Valledacqua, si presenta, inizialmente e per la parte che aggira il complesso di Castel di Luco, con fondo in terra battuta ghiaietto e pietrame superficiale. Aggirata la conformazione rocciosa del Castello, il sentiero attraversa con un guado il fosso Luco, risale sul costone fiancheggiato da un muro in pietra e s’inoltra nel bosco, fino a raggiungere le parti alte coltivate del borgo di Valledacqua. Prima di entrare nel paese si percorre un tratto di poche decine di metri su strada asfaltata che ha sostituito il vecchio tratturo. L’antico borgo è attraversato da una stradina in terra battuta e ciottolato che s’inoltra tra le abitazioni in pietra e tocca un successivo fonte abbeveratoio tipico. Sempre su sentiero in terra battuta e pietra, il percorso raggiunge, da Valledacqua, Perlicocco con l’attraversamento della strada carrabile asfaltata, in prossimità dell’ex scuola rurale non più utilizzata.
Da Perlicocco la strada continua, fino ad Arola, in terra battuta, toccando altre fonti lungo il percorso, la principale delle quali si trova, dopo aver attraversato il tornante, in prossimità d’Arola.Prima dell’ingresso ad Arola si trovano gruppi di case in pietra. Il percorso dopo Arola si svolge affiancato dalle preesistenti piantumazioni di margine, messo sotto scarpa rispetto ai terreni coltivati.
Dopo aver attraversato il pianoro coltivato di Fontanelle, il sentiero s’inerpica verso sud lungo il versante est di Monte Pretarolo, fino a valicare, con vista su San Gregorio.
Si attraversano a valle numerosi rigagnoli presenti, per proseguire poi risalendo attraverso il bosco, all’originario imbocco di S. Gregorio. Da S. Gregorio si raggiunge Fleno, lungo un percorso agevole e in gran parte di facile percorribilità, al termine una sede stradale in terra battuta con fondo perfettamente tenuto. Il tratto in precedenza d’attraversamento di Valle Sorbo, ove si trova localizzato un altro fontanile, è costituito da fondo prevalentemente erboso, percorribile anche dagli autoveicoli in prossimità del cimitero.
Da Fleno a Volsci il tratto è facilmente transitabile, con pendenze non eccessive e si snoda all’interno di castagneti secolari, d’altronde presenti anche in altre zone tra il cimitero e Fleno.
Da Volsci si raggiunge Valle Castellana con breve ed agibile percorso.
- Un tratto del Sentiero Italia: E’ un sentiero che riveste particolare interesse dal punto di vista storico ed ambientale.
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Base di Partenza S. Martino: da Ascoli Piceno SS4 “Salaria” Prendi l'uscita verso Paggese/Centrale/Castel di Luco/S. Maria Svolta leggermente a destra in SP207 Prendi la 1a a sinistra in corrispondenza di Frazione Paggese/SP207/SP7 Svolta a sinistra in Frazione Paggese/SP7 Svolta tutto a destra verso Frazione Santa Maria Svolta leggermente a sinistra in Frazione Santa Maria Svolta a sinistra verso Frazione Cagnano Svolta leggermente a destra in Frazione Cagnano Prendi la 1a a destra in corrispondenza di SP7 Svolta leggermente a destra per rimanere su SP7 Svolta a destra per rimanere su SP7 Svolta leggermente a sinistra per rimanere su SP7 Svolta leggermente a destra BASE DI PARTENZA (località da cui partono gli itinerari) da Macerata: Dopo Sforzacosta si prende la SS78 “Picena” fino alla “Salaria” quindi come sopra; da Perugia: SS75 fino a Foligno poi SS77 fino a Casenove quindi a ds SS319 fino a Borgo Cerreto. Si continua a sn per Triponzio quindi a ds. con la SS 396 per Norcia si sale a Forca Canapine e si scende alla SS4 “Salaria”. Proseguire in direzione di Acquasanta Terme. |
Si sviluppa da S. Martino fino al collegamento con il percorso che da S. Paolo si snoda lungo un crinale, con visuali aperte sui due Parchi, dei Sibillini e della Laga, verso i resti della Rocca di Montecalvo, Monte Libretti, Colle Pidocchi fino alla Macera della Morte, scendendo verso Illica d’Accumuli. Il breve tratto tra S. Martino ed il raccordo al percorso in quota più elevata, in partenza dal cartello indicatore posto sulla provinciale in prossimità di S. Paolo, rappresenta un tracciato d’interesse “turistico” e “storico”, svolgendosi lungo l’antica strada che s’inerpica da S. Martino seguendo tratti protetti con muri di pietra a secco. Lungo il tracciato alcune deviazioni permettono di raggiungere punti caratteristici sotto l’aspetto ambientale e naturalistico, quali ad esempio la fonte della Ciresca.
- Il Sentiero escursionistico Pozza - -Umito - ed i collegamenti al percorso Gaglierto – Vallecchia:
in prossimità dei nuclei di Pozza ed Umito si sviluppano percorsi storici che un tempo costituivano i principali collegamenti tra gli abitati e da questi conducevano alle sedi di attività rurale, principale sostegno economico per i residenti: i mulini ad acqua, i campi coltivati, i castagneti. Tre sono i tracciati principali che si svolgono a destra e a sinistra del Rio Garrafo e che collegano tra loro i quattro nuclei : Pozza, Umito, Gaglierto e Vallecchia. I sentieri sono del tutto agevoli, dopo la ricostruzione dei due ponticelli di attraversamento del Rio Garrafo e del fosso laterale che vi s’immette. Il percorso si presenta in un primo tratto molto dissestato. Raggiunta la valle risale verso Pozza, arriva al ponte ricostruito che porta al vecchio mulino in disuso, accessibile anche da Pozza, per raggiungere Gaglierto e quindi Vallecchia. Una diramazione, in partenza dal bivio al di là del Garrafo, che scende verso Gaglierto e sale verso Pietra Rotonda ed Umito, consente di raggiungere quest’ultima frazione attraverso un ultimo tratto di strada provinciale. Da Umito poi si può raggiungere per il sentiero naturalistico verso le cascate della Volpaia.
Sentiero dei Mulini
Difficoltà Facile
Il tracciato è caratterizzato da una serie di deviazioni, che collegano come una ragnatela, tutte le frazioni di Pantano. Dalla capannina informativa, posta in prossimità del ponte sul Fluvione, è situato il mulino Lori prendere a destra la rotabile che, superato il primo mulino sale (seguendo il corso del Fluvione) attraverso il bosco. Dopo circa 20 min. sulla destra si incontra una deviazione, che conduce alla frazione di Interprete. Seguendo il sentiero principale, sulla sinistra si incontra un ponticello. Attraverso il tracciato principale, si giunge (in circa 40 min. dalla partenza) il secondo mulino (Mulino di Caponi).
Superando quest’ultimo, il sentiero si far ripido e sale, in 15 min. alla chiesa di S. Croce. Da qui, seguendo la rotabile, si raggiunge sulla destra il paese di Interprete, sulla sinistra l’area attrezzata di S. Croce, mentre, seguendo la scalinata che fiancheggia la chiesa, il sentiero sale a Colle, punto di partenza ideale per la chiesa di S: Maria in Pantano attualmente chiusa per restauri. Giunti al paese di Colle si prosegue verso la Chiesa di S. Rocco e poi verso il parco giochi. Subito dopo l’area dei divertimenti sulla destra si apre una strada mulattiera che prosegue per la Chiesa di S. Maria in Pantano.
Luoghi da visitare: Chiesa di S. Michele Arcangelo, S. Maria delle Sibille con la Sorgente Santa, Rovine di Casale Vecchio, Chiesa di S. Rocco a Colle, Chiesa di S. Croce di Interprete Mulino Capponi (Interprete) e il Mulino Lori.
Balzo – Rigo – Migliarelli - Fonditore – Forca – Balzo
Difficoltà: Facile Tempo di percorrenza: circa 4 ore
Da Balzo, seguendo la provinciale per Roma, si raggiunge la frazione di Valle Orsara.Superando il fontanile, si imbocca (sulla destra) il sentiero che scende fino al torrente Orsara. Oltre il piccolo corso d’acqua, il sentiero sale sulla destra (attraverso un bosco) fino ad un colle prativo. Tenendosi a destra, si scende lungo il fianco del colle, in un tratto in cui il sentiero si perde fino a raggiungere una zona alberata, dove esso torna ad essere evidente e sale, per qualche centinaio di metri, sino al valico da dove, sulla destra si scende a Rigo. Da Rigo, seguendo la provinciale, si attraversa Migliarelli raggiungendo l’abitato di Fonditore. Dentro il paese, dopo alcune centinaia di metri (sulla sinistra) dopo un arco, inizia il sentiero che conduce a Forca. Da qui tramite la strada comunale, si torna a Balzo fiancheggiando l’antica chiesa di S. Maria in Lapide.
Luoghi da visitare: Chiesa di S. Bernardino a Balzo, Palazzo Branconi a Balzo, Palazzo Taliani sede del Comune, Chiesa di S. Maria in Lapide, Casa Natale del Beato Marco,
Balzo – Monte Pisciano – Balzo
Difficoltà Facile Tempo di percorrenza: circa 4 ore
Il sentiero che parte dalla piscina comunale, attraversa un bosco (prima di castagno poi di faggio) e sale, in circa 15 min. a Monte Pisciano (1.200 m. dove incrocia il Grande Anello dei Sibillini. Girando a destra sulla carrozzabile, si scende in circa 30 min. Collefratta. Superato l’abitato, il sentiero scende (sulla sinistra) al torrente Fluvione e da qui, seguendo la provinciale si torna a Balzo.
Luoghi da visitare: Chiesa di S. Bernardino a Balzo, Palazzo Branconi a Balzo, Palazzo Taliani sede del Comune
Balzo- Corbara- Eremo di S. Francesco - S. Maria in Lapide – Balzo
Tempo di percorrenza: circa 2 ore
Da Balzo, in prossimità della tabaccheria Rossi, si scende a destra, lungo la strada comunale, fino a Balzetto. In prossimità del fontanile, prendere a destra la strada sterrata; dopo circa 300 metri imboccare a sinistra il sentiero che, attraverso il bosco in leggera discesa, raggiunge in circa 30 min. l’abitato di Corbara (trascurare tutte le deviazioni a destra) Superata la chiesetta di S. Germana, precedere sulla destra per il ripido sentiero sulla roccia, che sale, in circa 20 min. all’eremo di S. Francesco. Questo tratto di sentiero è segnato dalle stazioni della Via Crucis ed offre suggestivi scorci panoramici sull’abitato di Corbara e sulla vallata del torrente “Rio”. Dall’eremo, a destra del pozzo, in circa 30 min. una strada sterrata raggiunge la chiesa di S. Maria in Lapide (sec. IX) edificio di notevole importanza storico-architettonica.
Dalla Chiesa è possibile tornare a Balzo tramite la strada asfaltata.
Luoghi da visitare: Chiesa di S. Bernardino a Balzo, Palazzo Branconi a Balzo, Palazzo Taliani sede del Comune, S. Maria in Lapide, Eremo di S. Francesco, Casone Monelli e chiesetta di s. Germana a Corbara, e le edicole della Via Crucis.
Castro – Colle – S. Maria in Pantano – Castro
Tempo di percorrenza: circa 4 ore Difficoltà: Facile
Dall’area attrezzata di Castro, il sentiero sale in circa 20 min. a Interprete, attraverso il passo, si scende alla chiesa di S. Croce e da qui si prosegue per Colle.
Superata l’area attrezzata di Colle, sulla destra parte il sentiero che in 40 min. conduce a S. Maria in Pantano. Da Fonte Santa si prosegue sulla sterrata, raggiungendo una vasta area prativa. Seguendo le in indicazioni, si sale a monte Oialona e da qui si scende, attraverso un secolare bosco di Faggio, a Castro.
Luoghi da visitare: Chiesa di s. Michele Arcangelo a Castro,
Pistrino – Propezzano – Piano – Pistrino
Tempo di percorrenza: circa 4 ore Difficoltà: Facile
L’abitato di Pistrino si raggiunge o seguendo la strada comunale o percorrendo il bel sentiero che, da Castro, attraversa la strada provinciale. Da qui si prosegue per una mulattiera che, dalla chiesa di S. Lucia, sale a M. Termine in 30 min.
Sulla destra, una comoda sterrata conduce al valico delle Pescolle. Attraversata la strada provinciale, sulla sinistra inizia il sentiero, che conduce alla chiesa di S. Vito. Seguendo le indicazioni, si attraversa di nuovo la provinciale e si scende alla frazione Piano. Da qui, seguendo la provinciale, si torna a Pistrino.
Luoghi da visitare: Chiesa di S. Lucia a Pistrino
Balzo – Collefratte – Astorara – Colle Luce – S. Maria in Pantano – Colle – Interprete – Castro
Tempo di percorrenza 4 ore
L’itinerario parte da Balzo, risale la sponda destra del Fluvione fino a Pantano, taglia ai piedi del Vettore e del Torrone e arriva a S. Maria delle Sibille (in Pantano). Scende per la sponda sinistra del torrente sino a Castro sulla Provinciale Sub Appennina.
Luoghi da visitare: Chiesetta di S. Liberata ad Astorara, S. Maria delle Sibille con la Sorgente Santa, Rovine di Casale Vecchio, Chiesa di S. Rocco a Colle, Chiesa di S. Croce di Interprete Mulino Capponi (Interprete) e il Mulino Lori (Castro).
Bellezze Naturali: Sasso Spaccato, Monte Vettore, Monte Torrone, Lo Stazzo, massi di arenaria erosa, castagneti, faggete e prati a non finire. Frequenti gli incontri con animali selvatici.
- Il cammino dell’Acqua Uscerno – Arena – Marsia – Forcella Lunghezza: 25 Km – Dislivello: 217 m
L’ itinerario ha lo stesso senso di percorrenza del torrente Fluvione. Si parte dall’incrocio tra la strada che conduce a Meschia e la S.P. 85 Valfluvione poco prima della frazione di Uscerno di Montegallo. Consigliamo di affrontare il percorso a piedi e con estrema attenzione vista la presenza di alti e improvvisi dislivelli, si trova dopo pochi metri, un piccolo ponte da dove è possibile ammirare un’eccezionale forra di circa 20 metri, sia la particolare vicinanza delle sponde del Fluvione che quasi formano un altro ponte naturale. Alla destra del ponte un sentiero permette di arrivare sul ciglio di tale forra (o canyon del Fluvione) e alla sinistra, invece, un altro sentiero conduce verso un piccolo mulino: qui una scala permette di scendere al di sotto di esso addentrandosi in una buia galleria dove e possibile osservare ancora le due pale che azionavano il mulino. Continuando verso Marsia, s’incontra la località Ponte Paoletti con l’omonimo ponte recentemente restaurato. Più avanti l’abitato di Arena, piccolo sito con evidenze naturalistiche e architettoniche, frutto di un perfetto connubio tra natura e uomo. Qui si trova il mulino Pignoloni (1629), il ponte, presumibilmente dello stesso periodo, la cascata e le case in pietra, arroccate sul margine del fiume, che creano un’atmosfera di forte suggestione. Alla base della cascata, sulla destra, è ancora possibile vedere il vecchio asse, “retregene” , su cui sono fissate le pale del mulino. Arrivati in località Marese s’incontra il ristorante Vecchio Mulino dove è ancora visibile l’opera di presa di un antico mulino unitamente ad una piccola cascata. Continuando per località Ponte Nativo, in corrispondenza delle “ Tre fontane”, si scende fino alla chiesa di Sant’Antonio costruita sul ponte naturale o “ponte nativo”. Più in basso nelle vicinanze del mulino tuttora utilizzato per produrre energia elettrica, sono stati rinvenuti i resti di un antichissimo mulino, probabilmente con origini anteriori al XII sec.
Si segnala, inoltre, la presenza lungo il torrente Noscia del mulino Transatti e del mulino di Osoli, recentemente restaurato. Percorrendo la provinciale 237 (ex S.S. 78) verso Ascoli, in un sito naturalistico caratterizzato dalla presenza di una particolare conformazione del letto del Fluvione, s’incontra il Mulino Brandi.
Il percorso prosegue verso località Forcella , un”isola” amministrativa di Roccafluvione, inserita geograficamente nel comune di Acquasanta Terme. Per raggiungerla, dalla vecchia Salaria si arriva a Ponte d’Arli e si prosegue per Tallacano, dove l’omonimo fosso rappresenta il confine tra il comune di Roccafluvione e quello di Acquasanta Terme.
- Il cammino del Gusto Marsia – Vallicella – Collemoro – Casaregnano – Casacagnano lunghezza 12,6 km – Dislivello: 183 m
L’itinerario proposto ruota intorno al prezioso prodotto della terra, il tartufo, nelle frazioni di Vallicella, Collemoro, Casaregnano, Casacagnano e Marsia. Da Marsia si sale verso la parte alta del paese, seguendo le indicazioni per il campo sportivo comunale. Si prende la strada per Vallicella che dista circa 2,5 Km. Lungo lo stretto percorso è possibile osservare diversi impianti tartufigeni e la presenza di boschi spontanei di roverella, che invece costituiscono le tartufaie naturali. Una volta giunti a Vallicella, è possibile osservare due singolari architetture civili: le cosiddette case fortificate di Vallicella. Da Vallicella si giunge a Collemoro percorrendo la S.P. 168 percorrendo circa 3 Km. Da qui si volta a sinistra e si prosegue per 1 Km fino all’abitato di Casaregnano. Proseguendo lungo la strada comunale in uscita dal paese di Casaregnano, dopo circa 3 km, si arriva alla S.P. 237 (ex S.S. 78). Seguendo le indicazioni per Roccafluvione, in località Ponte Nativo, si prende la deviazione per Casacagnano. L’ultima tappa è il capoluogo. Marsia, che possiede un vecchio ed interessante incassato con il vicolo della Madonnina e una zona archeologica denominata “Marsicano”, dal nome del ruscello.
L’itinerario si snoda per gran parte del territorio, percorrendo le tortuose stradine che dalla bassa valle del Fluvione si elevano verso le quote più alte delle colline; si andrà così alla scoperta di alcuni piccoli tesori di arte e di architettura, disseminati in modo omogeneo. La diffusione di chiese benedettine e di luoghi di culto in genere risulta essere piuttosto capillare e giustificata da una evidente ed importante funzione di controllo e difesa che tali strutture avevano lungo la valle del Fluvione.
Le chiese benedettine che presentano maggior interesse artistico e architettonico sono: Chiesa di S. Stefano a Marsia; Chiesa di SS. Ippolito e Cassiano; Chiesa di S. Maria a Scalelle; Chiesa di S. Giovanni a Forcella; Chiesa di S. Anatolia a Pastina; Chiesa di SS. Nicola e Ilario a Casaregnano;Chiesa di S. Maria “de fora” a Meschia.
Queste chiese meritano di essere visitate perché ancora mantengono la loro tipica conformazione architettonica di controllo e difesa. In effetti tra l’XI ed il XIV secolo la maggior parte delle abitazioni veniva costruita in legno ed era soggetto a facili attacchi; quindi, la chiesa rappresentava non solo un punto di riferimento religioso ma anche l’unico rifugio di pietra in caso di attacco. Le strutture murarie di grosse dimensioni, le feritoie, la torre campanaria in facciata sono tutti elementi che indicano una determinata tipologia architettonica, con funzioni spirituali e con concrete esigenze difensive.
L’itinerario inizia con la visita alla chiesa di Santo Stefano Protomartire in Marsia, anticamente un monastero. Il percorso continua lungo la S.P. 237 proseguendo veso Nord per circa 3 Km fino ad imboccare la Provinciale per Montegallo (AP); dopo 1 Km, si incontra l’abitato di Arena con la cascata ed il Mulino Pignoloni. Continuando sulla provinciale ancora per un altro chilometro, dopo una deviazione a destra si arriva alla frazione di Pedara; qui il visitatore si trova al cospetto di un altro presidio farfense la Chiesa di Pedara dedicata ai SS. Ippolito e Cassiano. In questa chiesa sono presenti caratteri architettonici delle chiese – fortezze del Medioevo come per esempio le feritoie e la torre vedetta. Il cammino dell’arte prosegue per Bovecchia raggiungibile da Ponte Paoletti attraverso 5 Km di strada bianca. La chiesa privata di Santa Lucia, di recente costruzione (1934) salta subito all’occhio. L’antica chiesa è una struttura di civile abitazione. Proseguendo alla volta di Osoli si incontra prima Pescolla un’altra frazione del comune di Roccafluvione, poi un’altra piccola chiesa: la parrocchia di SS. Giovanni e Martino sulla quale non si hanno precise notizie. La posizione l’orientamento potrebbero suggerire origini benedettine.
Dopo aver incrociato la S.P. 168 e aver percorso 3 Km si raggiunge Agelli che insiste su un’ampia area boschiva, fatta impiantare più di un secolo fa dalla famiglia Massimi, originaria di Agelli.
Dopo Agelli si giunge a Pastina. Qui il paesaggio cambia e la vegetazione diventa più rada; prima di raggiungere il vero e proprio nucleo del paese si incontra la graziosa chiesa benedettina di Sant’Anatolia.
Si prosegue per Scalelle, piccolo abitato strutturatosi sostanzialmente nel XIV secolo. Il paese si trova arroccato su uno sperone roccioso dalla particolare conformazione a falde orizzontali, dalla quale deriva appunto il suo toponimo. La nota chiesa di Santa Maria Assunta si trova distante dall’abitato, a circa 750 metri s.l.m. sulla cima di un colle.
Andando alla ricerca di altri tesori si scende più a valle fino arrivare alla frazione di San Giacomo con l’omonima piccola chiesa del XV. Dopo aver visitato San Giacomo il sentiero scende fino a Roccarionile oggi chiamata e conosciuta come Colleiano.
- Il cammino dei Panorami Marsia – Casebianche – Collegano – Masciù – Scalelle – Pastina – Gaico - Meschia lunghezza 35 km – Dislivello: 513 m
Il percorso è incentrato sulla tematica naturalistico - ambientale . L’itinerario parte da Marsia e si snoda attraverso piccoli nuclei storici completamente immersi nel verde. Il fascino di questi luoghi poco antropizzati, la presenza costante di aree boschive impenetrabili a pochi chilometri dai centri abitati, il sapiente connubio tra storia, cultura popolare, ambiente, determinano un forte richiamo per gli amanti delle escursioni. In qualsiasi periodo dell’anno è possibile fuggire dal caos cittadino e percorrere i numerosi sentieri, a piedi, in mountain-bike oppure a cavallo. Il periodo ideale è in primavera, quando il verde rigoglioso ed il giallo intenso delle ginestre in fiore spazzano via il grigiore dell’inverno appena trascorso, oppure in autunno, quando i boschi si macchiano di calde tonalità che spaziano dal giallo al rosso vermiglio.
Da Marsia si prosegue in direzione Ascoli e in località Palazzeto si procede per la S.P. 80. La prima frazione, Casebianche, conta diverse case sparse popolate soprattutto nel periodo estivo. La chiesa dedicata a Santa Maria delle Grazie è del XVI secolo. Vicini risultano gli abitati de Perseraca, Favale, Pagliare. Salendo ancora per la provinciale si arriva a Collegano, vecchia sede del comune di Rocca Rionile o Roccareonile, e piccolo centro dominato dall’altura del monte Castellaro. Dalla strada asfaltata, nei pressi della chiesa dei Ss.Giacomo e Pancrazio (XVI sec.), si consiglia di raggiungere la frazione Masciù ed il monte Castellano da cui si può godere un ottimo panorama: nelle giornata più serene si può scorgere il mare Adriatico ed il precorso del fiume tronto da Ascoli Piceno fino alla foce. Proseguendo lungo la strada si incontra la deviazione per San Giacomo e Radicina: qui si segnala la chiesa di San Giacomo, già incontrata nell’itinerario del “Cammino dell’Arte”.
Proseguendo ancora per la provincia si giunge a Lisciano; da qui una deviazione conduce alla frazione di Sassomaio, chiamata così per la presenza di un grande masso situato nella parte più alta dell’abitato. Continuando ancora si incontra Sala a 696 metri s.l.m.
Da Sala si può raggiungere anche Ponte d’Arli e la Strada Statale 4 ( ex strada consolare Salaria), attraversando le Piane della Forcella, in comune di Ascoli Piceno, dove sono localizzate alcune cave di travertino.
Si giunge presto a Scalelle a 740 metri s.l.m. (dal catasto del 1381 territorio “scalellarum”; in quello del 1458 “sennecatu delle scalette”). La frazione è chiamata così per la particolare conformazione morfologica dell’altura su cui è arroccata; le case sono tutte addossate alle pareti rocciose e le numerose grotte sono utilizzate, ancora oggi, per il ricovero degli animali domestici. Lo stemma della comunità era una scaletta a pioli ben visibile, ora, sull’architrave di ingresso della chiesa di Santa Maria di Scalelle, meglio descritta ne “Il Cammino dell’ Arte”. Si consiglia una passeggiata fino al monte di Scalelle (830metri s.l.m.) da cui si gode un suggestivo panorama. Lungo questo sentiero tra arbusti e strati rocciosi si distinguono chiaramente i segni lasciati dall’uomo che un tempo viveva in quei posti: gradini scolpiti nella roccia, fosse e conci di pietra. Sulla sommità i resti del castello lasciano intendere l’antica presenza di una costruzione del periodo comunale, realizzata con una tecnica più evoluta rispetto ai secoli precedenti. La presenzia di tante buche scavate nella roccia fa capire che vi erano delle palizzate in legno, poste a difesa della struttura fortificata.
Nel Medioevo tale costruzione poteva vantare un indiscusso potere di controllo su un’ampia parte del territorio,dal monte Ceresa fino alla bassa valle del Tronto. Da Scalelle a Pastina, a 757metri s.l.m., dal latino “pastinum”, “ferramentum bifurcum (bidente?) quo ab agricolis semina panguntur”, facente parte, un tempo, del comune di Rocca Rionile o Rigunile.
“Pastinum” è inteso dagli studiosi di toponomastica nel senso di “terreno dicioccato, scassato e zappato”.
Da Pastina, luogo ideale per campeggi in totale tranquillità, si segnala un interessante percorso naturalistico, da effettuarsi a piedi, in mountain-bike o a cavallo verso il monte Pianamente (1275 m s.l.m.). Passando per la sorgente Frigida, l’itinerario, segnalato dal C.A.I., si sviluppa attraverso posti incantati e di rara bellezza dove è possibile incontrare persino cinghiali e caprioli. Da qui, inoltre, si può raggiungere Meschia e, addirittura, Abetito ( Comune di Montegallo, AP), fino al Monte Vettore (2476 m s.l.m.).
Dopo Pastina il percorso prosegue per Gaico con l’omonimo monte (881metri s.l.m.), conosciuto per le numerose grotte e voragini che si aprono tra il rigoglioso sottobosco; visitabile la chiesa di Santa Maria Intersineas tra boschi di castagneti tra quali molti secolari. L’ultima tappa è Meschia a 803 metri s.l.m.
- SULLE TRACCE DI ANTICHI BORGHI Marsia – Valcinante – Poggio Paganello – Aletta – Olibra – Vetrato - Cerqueto Furcola – Pizzorulo – Osoli – Monestino – Vetoli.
Il percorso si caratterizza per uno spiccato interesse generato dal fascino della riscoperta di alcuni vecchi centri abitati, oggi oramai abbandonati dall’uomo. Dalle rovine è possibile evincere quanto fossero importante queste località, un tempo fulcro di vitale operosità di tutta l’alta e media valle del Fluvione.
Non viene indicato un preciso percorso da seguire ma sono fornite alcune informazioni e curiosità storiche, offrendo la possibilità di vivere una sorta di piccola “avventura” a discrezione del visitatore. Le strade non sono tutte facilmente percorribili e talvolta si consiglia di lasciare la propria auto e continuare a piedi o in mountain-bike (ad esempio, strada per Pizzorullo, strada che da Monestino scende a Marsia). Percorrendo la S.P. 237, da Marsia si arriva al bivio per Venarotta. Dopo aver attraversato il ponte Pugliese, si svolta a sinistra seguendo l’indicazione per Valcinante.
POGGIO PAGANELLO
Oggi l’antico borgo è lasciato ad un inesorabile destino caratterizzato da incuria e scarsa sensibilità verso il patrimonio storico locale. Nonostante tutto conserva, ancora intatto, un certo fascino: il suggestivo panorama e le splendide testimonianze artistiche dei periodi medievali e rinascimentali (cornici di finestre e decorazioni di architravi). L’edificio più significativo è il palazzo dei “Signori Mariani del Poggio di Valcinante”, in cui sono evidenti gli schemi rinascimentali (uno dei due portali dell’edificio è datato 1546). Giulio Gabrielli, noto studioso locale, ci riferisce, nei suoi taccuini, di un affresco della Vergine col Bambino dle 1542, di un’icona della Santissima Trinità e di altre pitture murarie raffiguranti Santi ed eroi del cristianesimo, ora perduti.
VETRETO
Castel Vetrato, oggi piccola frazione del comune di Roccafluvione, era un piccolo feudo sul Fluvione che ebbe una chiara importanza strategica e militare grazie alla sua posizione geografica. Proprietaria della tenuta fu l’illustrissima famiglia Alvitreti che già dall’846 controllava l’antico castello. Quella degli Alvitreti fu una dinastia di primo ordine, con diritto al titolo di conte del piccolo feudo di Vetrato che da loro derivò il suo nome.
Come accadde anche ad altri piccoli centri, l’antico borgo fu saccheggiato e distrutto più volte. Uno dei primi saccheggi fu ad opera delle truppe del tiranno Galeotto Malatesta; i Signori di Vetrato stanchi dei continui soprusi decisero di reagire unendo le proprie forze al feudi di Monte Pasillo e Fonditore di Montegallo. Questo gesto costò caro ai tre dinasti tanto che furono trasportati nella città di Ascoli e, dopo essere stati trascinati dai cavalli per le vie del centro, furono squartati pubblicamente. Qualche decennio più tardi Vetrato fu ancora distrutto, questa volta ad opera del Duca di Atri che pose fine al potere del piccolo feudo, declassato e annesso come “Villa” al “Sindacato” di Pizzorullo (antico castello di terzo grado dello Stato di Ascoli). Gli Alvitreti elessero i propri podestà nell’antico castello di Vetrato sino al 1387. La grande popolarità era dovuta alla loro ricca tradizione guerriera che li portò a ricevere titoli ed onorificenze da Papi ed Imperatori. Tra i personaggi più illustri si ricordano: il capitano Giacomo Alvitreti, che si distinse valorosamente negli scontri contro Fermo, il Capitano Orazio Alvitreti che fu impegnato nella difesa dell’isola di Cipro, assediata dai Turchi, Camillo Alvitreti, prode ufficiale dello Stato Pontificio. Nel 1749 Papa Benedetto XVI elevò la tenuta degli Alvitreti di Marino del Tronto (AP) a titolo di “Marchesato”, accrescendo ulteriormente il lustro della famiglia. Durante il periodo del brigantaggio si distinse il Marchese Giuseppe Alvitreti, comandante della Guardia Nazionale che riuscì a catturare il famoso brigante Piccioni.
PIZZORULLO
Era il 29 luglio 1277 quando il castello di Pizzorullo perse la sua autonomia passando sotto il crescente potere di Ascoli. L’atto di sottomissione si manifestava nel dono di un palio che la comunità di Pizzorullo doveva offrire annualmente alla festa di Sant’Emidio. In cambio Ascoli avrebbe assicurato con le sue milizie la difesa e giuridica degli abitanti, riservandosi di nominare il podestà per il governo del castello. Purtroppo, questo antico borgo medievale non esiste più, ma è suggestivo immaginare che su quel colle ormai abbandonato esistevano un castello con la sua piazza, il palazzo comunale e la chiesa di Sant’Angelo con le campane che suonavano per chiamare a raccolta la comunità presieduta dal “vicario” e dai “massari”. In poco tempo l’esodo verso la città, il brigantaggio ed il vaiolo diminuirono notevolmente il numero degli abitanti della comunità e dal 1830 questo nucleo risulta disabitato. Oggi i castellani di Pizzorullo ritornano in vita in occasione della rievocazione storica della “Quintana” che si svolge ad Ascoli Piceno ogni prima domenica di agosto. Grazie alla caparbietà di alcuni volontari si è costituito il “Gruppo Quintana di Roccafluvione” che dal 1999 offre, ad ogni rievocazione, uno spaccato di vita medievale con i “personaggi di Pizzorullo” che sfilano, vestiti con abiti dell’epoca, lungo l’affascinante passerella nella città di Ascoli Piceno.
VETOLI
Probabilmente l’antico toponimo potrebbe derivare da “Casa Vetula” perché compare, per la prima volta, nel 1037 in un diploma di Corrado III a favore del vescovo Bernardo I di Ascoli, relativamente alla donazione del castello di Vetoli, oggi scomparso, fatta da un certo Maginardo di Sigolfo alla Chiesa ascolana. Dopo l’epoca vescovile, nel 1381 si attesta il “Sindacato” di Vetoli e Monastero (più tardi chiamato Monestino) e, nel 1482, Vetoli passa sotto la giurisdizione del podestà di Rocca Casaregnana.