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FAMIGLIA SACCONI Nel libro manoscritto della famiglia, iniziato dal Conte Agostino Rosati Sacconi, è trascritta più volte una ricerca genealogica necessaria al Conte per ottenere il titolo di Ciambellano del Duca di Parma di cui fu poi insignito il 26 novembre 1788. La prima di queste genealogie risale al 1785, redatta dal notaio Nicola Minissi, inizia così; La Famiglia Sacconi, o Saccone, che così; anticam(en)te cognominavasi, come si rileva da pubblici libri trae la sua origine dalla Toscana, costando bastantem(en)te da autentici documenti, che presso d(ett)a famiglia in più; case diramata esistono; ed il Muratori ne suoi Annali... dimostra la sua vantaggiosa, e nob(il)e origine. La medesima famiglia si ritirò; in Montegallo terra al presente soggetta al presidato di Montalto, ed ivi fabricò; una Rocca con Ponti a Levatore, e porta ferrata, le di cui vestiggia tutt’ora si veggono, ed assi per tradizione degli antichi vecchi di quel luogo, che dieciassette mila libre di ferro si ritratte dagli avanzi di quella fabrica. Di pura fantasia la costruzione di una Rocca con ponti levatoi ed altro; in nessun documento o atto notarile vi è; il benchè; minimo riferimento ad una struttura fortificata; inoltre basta visitare le rovine di Casale Vecchio per rendersi conto che la situazione geomorfologica non consente strutture imponenti. Tale soprannome era molto frequente. La seconda cronistoria è; trascritta nel libro come Copia di lettera scritta d’anonimo estensore al Nobile C.te Giuseppe Rosati Sacconi. Anche questo documento fa risalire l’origine della famiglia dalla Toscana con nobile, e dovizioso principio ma senza soffermarvisi troppo, passa a trattare di epoca più; certa e documentata citando Antonio e i suoi figli Domizio e Dionisio, di cui l’anonimo estensore riferisce un atto del 16 febbraio 1620, rogato dal notaio Polidoro Galli. In effetti l’atto registra la vendita da parte del montaltese Andrea Silvestri a D. Dionisio Sacchono de Montegallo; di una proprietà; a Porchia in contrata Canalis... confinante cioè; con proprietà; dello stesso acquirente; ebbene, si tratta evidentemente di un palese errore del notaio in quanto nessun Dionisio è proprietario a Porchia, non figura in nessun altro documento, nè di notai montatesi nè porchiesi. Lo stesso notaio, in un successivo atto del 1621, con i medesimi attori, cita, questa volta, correttamente, sia in rubrica Sacchone da M. Gallo con il Sig. Andrea Silvestri, sia nell’atto D. Domitius Sacchonus de Monte Gallo..Gli atti sono eloquenti, Domizio aveva due fratelli maschi di nome Brandimarte e Ruggero e pertanto Dionisio, confuso con Domizio, è da espungere dall’albero di famiglia. La cronistoria dei discendenti è certamente più precisa, con i legami parentali con i Leopardi di Recanati, gli Sgariglia di Ascoli e gli Honorati di Jesi. Dopo altri appunti manoscritti del Conte Agostino che ribadisce i legami con la Toscana, senza tuttavia poterli provare, si arriva infine al tentativo più; organico, l’ultima cronistoria presente nel Libro di Famiglia, dedicata al Conte Giuseppe, figlio di Agostino, "Memorie della Famiglia Saccone in oggi Sacconi Rosati compilate da un Cittadino Montaltese anche queste, tutte volte a provare l’origine toscana dai Tarlati basandosi su non solo molte chiare, e documentate notizie, ma ancora la pubblica voce, e ricordanza di vecchi in vecchi ancora una volta, delle chiare e documentate notizie non vi è; alcuna traccia e il confronto con le due genealogie evidenzia come, là dove è necessario stabilire la congiunzione con i Signori toscani, vi siano presenze prive di riscontro documentario. Senza entrare nel merito dei fatti concernenti i Tarlati, seguiamo la narrazione da quando Pier Saccone, soprannome derivatogli dal famoso sacco dato ai Guelfi di Città di Castello nel 1323, decide di lasciare la Toscana per ragioni di sicurezza, nel 1385, all’età; di 78 anni con diversi de suoi figli, ed altri compagni, e ritirarsi in luoghi incogniti, alpestri, e deserti prendendo la strada degli Appennini, e camminando lungo le falde di essi, capitato in M.te Gallo luogo lontano dalla Toscana, deserto, e posto nel più; tetro sito delli stessi Appennini, ivi si fermasse con tutta la compagnia. Tra quelli che lo accompagnarono si legge principalmente, e più; d’ogn’altro nominato Antonio, forse il primo de suoi figli, e tra questi sono altri due i distinti, e che si conoschino per tali Francesco e Sante; Armideo, ed Ottavio, che lo seguirono come compagni. Non v’à contrasto, che ivi fermatosi, come si è detto con tutti gl’altri di suoi seguito facesse dar principio ad una grandiosa fabrica in forma di Rocca, ... vi erano i Ponti a levadore prima di entrarvi, porta ferrata, e cose simili. Al tempo di questa presunta emigrazione, il toponimo Monte Gallo non era presente nei documenti, figurando S. Maria in Lapide, per indicare il territorio ai piedi del Vettore. Inoltre la presenza dei Sacconi è attestata a “Villa Casalis”, attuale Casale Vecchio di cui non restano che rovine per una valanga che ha spazzato via il borgo. Di tutto ciò; non esiste alcun riferimento e anche la presenza dei presunti figli Antonio, Francesco e Sante è in totale discordanza con l’albero genealogico. Nei primi decenni del ‘600 i Sacconi sono stabilmente insediati a Porchia, oggi frazione del Comune di Montalto, con il Domizio, figlio di Antonio, originario di Villa Casale di Montegallo, che il 3 agosto 1626 detta le sue ultime volontà testamentarie al notaio Nicola De Angelis. L’atto ci rivela, oltre alla paternità, che Domizio aveva avuto due mogli, la prima Tranquilla, da cui Laura andata in sposa a Gianfrancesco Salvi con una dote di ben 1000 scudi e la seconda Maria, già vedova di Ruggero Lallo, che gli aveva dato Quintilia, Antonio, Ottavio e Gianfrancesco. Le sue risorse finanziarie sono considerevoli; basti pensare che destina ben 1000 fiorini per la dote di Quintilia e altri 650 alla moglie Maria, oltre all’usufrutto dei beni; la conferma della notevole agiatezza della famiglia ci proviene anche dalla lettura di molti atti attestanti compravendite di terreni e crediti da esigere.Un altro testamento è rogato dal notaio Cosmo Maiotto a Villa Casale il 15 novembre 1626, segno che spesso si recava nel luogo da cui era oriundo, dove vengono ribadite le stesse volontà testamentarie e cioè la divisione dell’eredità pro equali portione tra i figli Antonio, Ottavio e Gianfrancesco “ Mariam eius dilectissimam uxorem con l’obbligo tuttavia di non vendere i suoi beni e di provvedere alla dote di Quintilia sua figlia; tale clausola è comunque annullata da un codicillo del successivo febbraio 1627 con cui Domizio dà facoltà agli eredi di vendere i suoi beni siti in Montegallo ac etiam domum sitam in terra Porcule lì padre di Domizio è Antonio detto Saccone, figlio di Francesco, di cui abbiamo il testamento redatto in data 6 settembre 1580 che ci consente di avere ulteriori informazioni sulla sua famiglia. Sua moglie è donna Emilia che gli ha dato sei figli, Profazia, Marchesa, Maddalena, cui lascia in dote 130 fiorini ciascuna, e Domizio, Brandimarte e Ruggero Antonio alias Saccone ha una situazione economica apparentemente discreta, anche se dagli atti le vendite risultano ben più numerose degli acquisti. Sceglie quale luogo per la sua sepoltura la chiesa di S. Maria de nive di Villa Casale. Gli atti ci rivelano che Antonio ha anche una sorella di nome Faustina che va in moglie a Simone di Giampiero Piccinini con una dote di 50 fiorini. Il 10 settembre 1557 il Podestà di Montegallo Giantommaso Squarcia da Montelparo, lo nomina tutore di due minori, Domenico di Giampaolo e Monte di Bernardino. Antonio è citato anche come Saccone di Francesco ed è con il soprannome, ad esempio, che lo ritroviamo in un contenzioso, nell’agosto del 1578, con Margherita di Corcillo, forse sua zia materna; Pierangelo Marcuccio e Orfeo Bettone, nominati dalle parti quali mediatori per appianare le divergenze reciproche, sentenziano che Saccone “sia tenuto et obligato a paghar(e) et sborsar(e) alla d(i)c(t)a Margarita fiorini vinticinque overo tanto grano quanto intrarà in d(i)c(t)a quantità de denari ... et che la d(i)c(t)a Margarita sia obligata ... restituirli la carne salata, che tene de d(i)c(t)o Saccone al d(i)ct)o Saccone et se alcuna cosa ci mancasse, che l’habbia a pagar ... et che circa lo fieno et la paglia della quale parlano l’habbiano a decider(e) tra loro a giuramento”.Qualche giorno dopo, il 4 settembre 1578, compra un pezzo di terra da Paride di Biagio per 26 fiorini. Nel tempo della sua presenza a Villa Casale di Montegallo, Antonio è sempre stato partecipe della vita della piccola comunità alle pendici del Vettore; lo troviamo in una assemblea dei Providi Viri de Villa Casalis riuniti per procedere alla nomina dei Sindaci nelle persone di Luca di Sante, Giannantonio di Bartolo e Domenico di Giampaolo che statim et incontinenti insieme ai convenuti che li hanno eletti, procedono a deliberare alcuni capitula et ordinamenta di carattere statutario; li si riporta in appendice per ritrovare l’ambiente in cui viveva Antonio detto il Saccone e cogliere la sua presenza e la sua partecipazione nella determinazione di dette norme. Continuando nella ricerca delle presenze sparse nei documenti, ritroviamo Francesco, padre di Antonio, a sua volta figlio di Antonio, insieme ad un fratello di nome Giovanni che, in un atto del 14 settembre 1530, affermano di tenere pro indiviso omnia eorum bona mobilia et immobilia “Francesco sposa Laura di Giovanni detto Curcillo.I due fratelli sono sempre insieme, come evidenziato in un successivo atto in cui si accordano con Giovanni di Cristofaro sull’uso di alcune strade interpoderali. Sono altresì attestati negli atti tal Fra’ Bernardino di Domenico Sacconi e Fra’ Paolo di Domenico Sacconi, probabili cugini di Francesco. Torniamo ora a Domizio con cui i Sacconi scendono da Montegallo a Porchia e poi a Montalto. Domizio è ancora stabilmente presente a Montegallo agli inizi del 1623 e quindi deve essersi trasferito a Porchia poco dopo, pur tornando spesso in montagna per la cura dei suoi affari. A Montegallo è particolarmente attivo e negli atti risulta sempre chiamato “Diomitius Sacconus de Villa Casalis“; compra terreni e case, dà animali a soccida, riscuote crediti.Si sposa, in prime nozze, con Tranquilla Maiotto per cui riceve dal fratello di questa Salvatore, una dote di 150 fiorini. Costituisce per sua sorella Maddalena una dote di 400 fiorini, oltre a quelli stabiliti dal padre Antonio, per le nozze di questa con Euserio di Gaspare Maiotto e la sua generosità lo porta altresì ad impegnarsi insieme al cognato Salvatore Maiotto, a versare 80 scudi per liberare dalle carceri di Montalto Ippolito, figlio di Salvatore, rinchiuso per debiti contratti con Giannantonio Mainardi di Amandola.Nel periodo della grande carestia di fine ‘500 acquista da Finizia di Lucio Cataldi i diritti su una eredità di tal Marcone detto Lupo che il padre Lucio, insieme ad Antonio, padre di Domizio, avevano rilevato dalla Camera Apostolica. La giovane donna, assistita dalla madre Diamante, è costretta ad alienare il suo bene per poter sopravvivere. Il problema delle scorte per sovvenire ai bisogni della comunità, e soprattutto dei poveri, era una preoccupazione preminente e proprio su tale materia Domizio riceve nell’autunno del 1621 un importante incarico concernente appunto l’approvvigionamento dell’Abbondanza a Montegallo. infatti i quattro “homines probos, idoneos et divites, ac veteres “ incaricati dalla comunità di procurarsi 1000 scudi con l’imposizione di un censo perpetuo al fine di acquistare grano e costituire le riserve necessarie, designano quale procuratore a tale effetto Domizio Sacconi e, insieme ad altri autorevoli esponenti, dichiarano che le iniziative intraprese dallo stesso sarebbero state certamente bene facta et gesta pro causa, et servitio dicte Abbundantie et Annone impegnando a garanzia tutti i loro beni. Si tratta indubbiamente di un atto di fiducia notevole rilievo. Nella primavera dello stesso anno si era impegnato con Domenico di Baldassarre, Orazio di Giacomo e Achille di Gio: Albino, per il <!--[if !vml]--><!--[endif]-->restauro della Chiesa di S. Maria della Neve. Nell’ottobre del 1627 è ancora presente a Casale, mentre il 25 settembre 1628, in un atto in cui è presente il figlio Antonio, Domizio risulta scomparso. Sacconi non erano i soli a provenire da Montegallo, ma consistenti sono i nuclei trasferitisi dalla montagna a Porchia e tutti qualificati come possidenti negli atti; tra questi si annoverano le famiglie di Giacinto Paci, Giambattista Maiotto, Gaspare Zuccari attestato già nel 1601, Gio: Angelo Antolini, Sante di Brancadoro ed altri ancora, né si conoscono allo stato attuale le ragioni di tale migrazione.Tra i figli di Domizio, è con Gianfrancesco che continua questo ramo del casato; Gianfrancesco sposa Francesca di Giacinto Antolini che gli porta in dote ben 1000 scudi; sulla scia del padre continuerà nella gestione del patrimonio, effettuando compravendite, imposizione di censi e prestiti per il cui recupero non esiterà a ricorrere in giustizia e far condannare al carcere per insolvenza i debitori, come accade a tal Leo Bastiani da Cossignano. È lui che, a Porchia, compra la casa in contrada il Pian della Torre“, adiacente alla Chiesa di S. Paolo. Anche il figlio Domizio II è particolarmente attivo nella gestione dei beni familiari, con acquisizioni di terre e proprietà e vari censi e prestiti, non esitando, come aveva fatto il padre, a ricorrere in giustizia per recuperare i suoi crediti. In un atto del 1725, è presente come tutore delle bambine Maria, Virgilia, Agata, Francesca e Angela, orfane di Angelo de Angelis. Anche di Domizio II abbiamo rinvenuto il testamento negli atti del notaio Antonio Pelagallo da Carassai, il 16 maggio 1727, nella Rocca di Monte Varmine di cui Domizio era Castellano, forse dalla fine del ‘600, per conto di Fermo. Ascoltiamo le sue parole:“Perché incerta è l’ora della Morte, et altrettanto certissimo che ogn’uomo deve morire; perciò lo Domizio Sacconi da Porchia, oriundo da Monte Gallo, e figlio del quondam Gio. Franc(esc)o Sacconi, per la [di] Dio grazia sano di mente, senso, loquela, vista, udito, intelletto, e volontà, benché indisposto per longa inappetenza e debolezza ...“.L’atto ci informa che sua moglie Margherita, figlia di Orfeo Natali e Maria Rosati, è scomparsa e sepolta nella Chiesa della Rocca. Nomina suo esecutore testamentario il fratello Francesco-Maria cui è legato da sincero affetto perché egli mi ha sempre amato con indicibile svisceratezza) e affida ai suoi eredi il sostentamento della figlia Santa che, separata dal marito Filippo Roccatani di Acquasanta, è tornata nella casa paterna Istituisce eredi universali i suoi figli Antonio e Giacinto, dividendo il tutto con equità, privilegiando appena Giacinto nella divisione degli argenti. Domizio, già qualche anno prima, il 7 dicembre 1 722, in occasione del matrimonio di Giacinto con Maddalena Teresa Mori, figlia di Gianfrancesco Mori e Imperia Giovannini, aveva diviso tra i figli i suoi beni e proprietà, riservandosi “ tre pezzetti di terra vignati vicino alla terra di Porchia“. In quella stessa circostanza il fratello Francesco-Maria dona al nipote Giacinto, per il suo matrimonio, una proprietà in contrada “ della selva Carelli di capacità di rubbia trentacinque.., e la di lui casa dentro la terra di Porchia in contrada della Ruga “ confinante con la Chiesa di S. Giacomo, riservando per sé l’usufrutto. Questa predilezione per Giacinto deriva probabilmente dal fatto che Antonio, in quanto primogenito, eredita, insieme al nome, anche i beni di casa Rosati che costituiranno la base per la creazione di un ricchissimo patrimonio. Tornando alle notizie certe e documentate, troviamo i due fratelli Antonio e Giacinto alla fine del 1729 quando, "amicabiliter et concorditer procedono alla divisione dei beni: a Giacinto tocca una proprietà sita a Porchia in contrada "S. Maria del Monte, due pezzi di terra "cum domuncula in località; detta il “Piano di Canale” e due altri piccoli pezzi di terra in contrada "Rigo. Ad Antonio vanno una proprietà; con casa e colombaia in contrada Colle, un pezzo di terra in contrada detta delle Solagne due piccoli appezzamenti in contrada della "Peschiera e 100 scudi che gli dà Giacinto a conguaglio del maggior valore della sua parte.Già prima della divisione dei beni paterni, i due fratelli daranno origine a discendenze con sorte ben diversa, anche se in ambedue i rami emergeranno personalità di indubbio rilievo. La famiglia comincia ad avvicinarsi a Montalto con il matrimonio di Domizio II con Margherita di Orfeo Natali e Maria Rosati. Con Maria si estingue la casa Rosati e il cognome e lo stemma sono assunti dal primogenito Antonio con cui inizia il ramo Rosati Sacconi mentre il secondogenito Giacinto continuerà; il casato Sacconi da cui il nostro Architetto Giuseppe Sacconi la cui fama è legata alla realizzazione del monumento a Vittorio Emanuele II chiamato “Altare della Patria” o “Vittoriano”
Fotografie: Bibliografia: - “Presenze dei Sacconi nei luoghi della Marca” di Raffaele Tassotti “Giuseppe Sacconi 1854-1905 Architetto Montaltese tra Marche e Roma” Atti del Convegno di studi, Montalto 14/05 -17/10 1998 pp. 142-195.
- Wikipedia http://it.wikipedia.org/wiki/Giuseppe_Sacconi
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