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GIOVANNI PICCIONI

La famiglia Parisani ebbe due membri col nome o soprannome di Piccione. Il primo era Vespasiano, vissuto nel XVI secolo, citato nei documenti col nome di “Piccione” e morto nell’ 1561. L'altro si chiamava Raimondo, soprannominato “Piccione”, e morì nel 1655.

Le tradizioni popolari locali, invece, attribuiscono il nome “Piccioni” alle vicissitudini di un Giovanni Piccioni che, durante il periodo dell'Annessione al Regno d'Italia, nella seconda metà del 1800, fu comandante degli Ausiliari Pontifici, riorganizzando, insieme ai figli ed altri uomini a lui fedeli, il fenomeno del Brigantaggio Antiunitario. Secondo questa leggenda egli avrebbe utilizzato il tronco vuoto di un grande albero come nascondiglio per tendere imboscate ai viandanti.

Il brigante Piccioni nacque nel comune di Acquasanta e precisamente in frazione Roccamontecalvo, dove si può visitare la casa natale. In realtà il Giovanni Piccioni non fu un volgare ladro di strada, a lui furono rivolte imputazioni per attentato alla sicurezza dello Stato per la rivolta antiunitaria che capeggiava.

I Piemontesi inviarono truppe comandate dal Generale Pinelli per sconfiggere i Volontari Pontifici. Dopo un paio d'anni di scontri, l'Ufficiale ebbe la meglio sui briganti che, per la maggior parte, furono uccisi. I superstiti reclusi.

Giovanni Piccioni si mosse a difensore del Papato fino al 1863, anno del suo arresto. Fu tradito dai suoi compagni e catturato presso la Stazione Ferroviaria di San Benedetto del Tronto mentre tentava di salire su un treno diretto a Roma.

Fu processato e condannato a vita ai lavori forzati, morì nel carcere di Forte Malatesta di Ascoli Piceno.

L’ ALBERO DEL PICCIONI

 E’ un platano (Platanus orientalis L.) che fa magnifico sfoggio della sua bellezza lungo la via Salaria antica in direzione di Roma, a 3 Km da Ascoli Piceno. Menzionato per la prima volta col nome "Albero di Picciò" nel 1718, nelle carte che descrivevano i lavori di selciatura della via Salaria viene individuato come "l'albero del Signor Piccione Parisani". In seguito il suo nome si ritrova in alcuni Depositari del 1731 e del 1749 sempre riguardanti i lavori di sistemazione della strada. Il platano si eleva verso il cielo con imponenti dimensioni ed ha il tronco internamente cavo.

Si tratta di un colossale Platano ibrido di 23 metri di altezza, una circonferenza del tronco di metri 8,70 (10,30 metri alla base). Presenta 3 cavità, di cui la maggiore misura 2,40 metri di diametro. Per quanto concerne l’età, si oscilla da una stima minima di 400 anni ad una massima di 6 – 7 secoli. La tradizione collega l’appellativo al brigante Giovanni Piccioni, ufficiale pontificio datosi alla macchia che combatté contro le truppe francesi e quelle garibaldine e morì nel 1864 nel carcere Malatesta d’Ascoli. La sua fama fu dovuta alla sua imprendibilità, infatti per i suoi agguati era solito nascondersi nella cavità più stretta e più antica quella superiore della pianta.

L'unico riferimento che storicamente si trova tra l'albero e il brigante Piccioni è un combattimento del 1849 tra i fedeli del brigante e i soldati repubblicani del Capitano Colucci.

In realtà il platano risalirebbe all'anno 1000 poiché si legge in un documento, del marzo 1109, che Ranieri del fu Ferrone vendeva alla sorella Benedetta delle terre "super infra civitate asculana in locum qui dicitur ipsum platanum," riferendosi al terreno dei nobili Parisani.

Fa parte dell'Elenco degli Alberi Monumentali Italiani redatto dal Corpo Forestale dello Stato.

 

Bibliografia
  • Timoteo Galanti, Dagli sciaboloni ai piccioni Il “brigantaggio” politico nella Marca pontificia ascolana dal 1798 al 1865. Sant’Atto di Teramo, Edigrafital, 1990, pp. 363-367;