Il maiale

IL MAIALE

I coloni allevavano un maiale perché, cresciuto prevalentemente con i rifiuti della cucina, la crusca e alcuni cereali. Il maiale era acquistato alle fiere tra novembre e dicembre e pesava dai 20 ai 40 Kg. e ucciso nel periodo fra Natale e l’Epifania, quando pesava 180-200. Poiché la necessità primaria d’ogni famiglia era allora quella di avere una notevole quantità di grassi, le massaie curavano con particolare attenzione l’ingrasso del maiale, che era “stimato” solo se era “lardoso”. Per la famiglia, infatti, ammazzare il maiale significava sicurezza e abbondanza tutto l’anno.

LI MMASCIATE

Si aveva cura di tenere a digiuno il suino il giorno prima della mattazione perché le sue interiora fossero più libere. Coricato a forza su un apposito cassone, la bestia era scannata e dissanguata; le donne raccoglievano in un secchio il sangue che era utilizzato in molti modi. Prima di essere diviso in due pacche, era pelato col fuoco e lavato con acqua bollente. Dopo alcuni giorni, si facevano le cosiddette “Mmasciate de lu porche”, cioè la lavorazione della carne, legate ad accorgimenti d’antica tradizione. Non c’è nulla dal maiale che non è utilizzato: salsiccia, salami, prosciutti, lonze; sottosale si lasciano il lardo, la goletta, gli zampetti, le costatelle.

 

Bibliografia
  • “Appignano in immagini” di Giannino Gagliardi Club Amici dell’Arte 1994
  • Appignano nella storia, nell’arte e nel folklore di Antonio Rodilossi Collana di pubblicazioni storiche ascolane XVII della Deputazione di Storia Patria per le Marche “Grafiche D’Auria”di Ascoli Piceno dicembre 1979