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Appignano del Tronto
Appignano: Folklore
La mietitura | La mietitura |
LA MIETITURAPer la mietitura del grano, il mondo contadino si mobilitava: i “vergari” predisponevano accuratamente i turni dei mietitori in questo e in quel podere, i giovani affilavano con la “cota” le falci, le donne avevano un gran da fare per confezionare ciambelle, dolci e “pannelle” allo stenditoio. Il lavoro iniziava all’alba. Le donne portavano in capo un cappello di paglia a falda larga per proteggersi dal sole mentre gli uomini guarnivano le dita con cannelli fatti di canna tagliata o di latta, per evitare ferite di falce o punte d’insetti. Si mieteva disponendosi in file. I biondi covoni, radunati in cavallette simmetricamente dislocate ad assicurare sul campo, venivano, a suo tempo, trasportati sull’aia con carri trainati da buoi a formare la “serra”, pronti per la battitura o trebbiatura. Il lavoro della mietitura era sempre legato a canti e stornelli popolari e al tramonto il compito finiva con preghiere che il “vergaro” elevata a Dio. LA SCARTOCCIATURAAi primi di settembre, dopo la raccolta si procedeva alla scartocciatura, in pratica si lavorava per togliere le brattee secche che avvolgono la pannocchia di granturco. Per la scartocciatura, i contadini del vicinato si raccoglievano sull’aia. Le pannocchie venivano accatastate sull’aia e poste in semicerchio o in cerchio. Verso l’Avemaria cominciavano a scartocciare quelli di casa; a mano a mano arrivavano gli altri. LA CONCIATURADopo la trebbiatura, il raccolto veniva riposto nel granaio. Il grano prima di essere portato al mulino, era necessario ripulirlo dalle impurità. Si adoperava un grosso crivello appeso al soffitto, agitato da mani agili e robuste. Poi si riempivano i sacchi e il grano era pronto per molitura. Bibliografia
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