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La Rocca
 LA ROCCA  

rocca1.jpgIl Castello della Rocca sorge su uno sperone roccioso situato poco più a nord dell’abitato. La caratteristica di Arquata di essere storicamente “zona di confine” fa sì che attorno al sec. XI-XII si desse inizio alla fortificazione del colle e quindi alla realizzazione del castello. Successivamente, la Rocca fu restaurata e rinforzata dallo Stato della Chiesa per ostacolare lo svevo Federico II nel suo progetto di unificazione dell’Italia. Circa due secoli dopo, nella torre fu rinchiusa secondo la leggenda la Regina Giovanna d’Angiò di Napoli, detta “la pazza”, a seguito di una congiura dei suoi baroni.

Una leggenda narra che la sovrana attirava i pastori nella sua stanza in cima alla torre più alta con la promessa di una notte d’amore. Dalle qualità delle prestazioni amorose dipendeva però il loro destino: se insoddisfatta, la Regina faceva appendere alla torre il malcapitato.

rocca2.jpgL’insieme delle strutture edilizie, che forma la Rocca, ha subito nel corso degli anni una serie di modifiche e di ampliamento funzionali; comunque è possibile ritenere che il primo elemento edificato sul colle, fosse il torrione (o mastio) di pianta esagonale ed alto circa 12 m. situato allo spigolo sud-est. Collegata al torrione esagonale doveva esserci la cinta muraria (in parte tutt’ora esistente), che sviluppandosi verso nord per circa 70 m. chiudeva l’unico lato “scoperto” del colle, il percorso che collegava il torrione al paese era situato – come lo è attualmente – sul lato orientale del promontorio. Questa prima struttura difensiva era edificata  in una posizione di predominio su tutta la vallata sottostante, rispetto alla quale si poneva come elemento emergente di notevole importanza.

Tra il XIV e il XV sec. dovendo presumibilmente assicurare una maggiore efficienza alla struttura difensiva, si realizza la torre nord, a base quadrata di 7x7 m. con un’altezza di metri 24. La torre, elemento imponente nella fortificazione, si raccordava verso sud con il torrione esagonale mediante una doppia cinta muraria che delimitava un grande spazio interno di forma rettangolare delle dimensioni di m. 21x24. Dall’esame della documentazione storica e dei reperti in sito, si deduce che all’interno di questo “piazzale vi dovevano essere diverse costruzioni che consentivano a decine di persone di poter abitare per mesi la Rocca. Un’indicazione in tal senso viene fornita dalle rubriche degli Statuti comunali di Norcia che trattano dell’elezione dei castellani d’Arquata (1428) dove si dice tra l’altro che i due “castellani con otto soci dovevano, da ottobre a marzo rimanere chiusi dentro la Rocca e uscirne solo per casi di provata necessità”

rocca3.jpgNel corso di tutto il sec. XV Arquata e la sua Rocca, furono protagoniste di furibonde lotte tra ascolani e norcini per il possesso del comune, che rimarrà comunque legato a Norcia fino al 1554, quando con le nomine papali dei pretori e dei castellani tramontava definitivamente ogni autonomia locale. L’ultimo corpo di fabbrica che si realizza nella Rocca, è un torrione circolare del diametro di m. 10, situato nello spigolo sud-ovest, con una base tronco-conica e un contrafforte triangolare.

Questo torrione, che raggiungeva un’altezza di 12 metri, era al suo interno completamento costipato di terra e accoglieva a livello delle merlatura nell’ampio terrazzamento, pezzi di artiglieria.

Dal torrione circolare oggi rimangono solamente alcune murature di fondazione, riportate alla luce dei recenti lavori di restauro. L’intervento di restauro e valorizzazione, a cui è stata sottoposta la Rocca, risulta oggi ornai quasi del tutto ultimato. Esso, sotto il controllo della Soprintendenza per i Beni Ambientali ed Architettonici delle Marche, ha riguardato dapprima il risanamento di tutti gli elementi murari del castello e della cinta, e quindi la realizzazione nel vasto cortile interno, di una sala con caratteristiche di polifunzionalità……….

Durante i lavori di restauro uno scavo condotto nella corte restituì un bassorilievo araldico  datato 1389 appartenuto al nobile guerriero Sinibaldo Cancellieri di Pistoia, come  da iscrizione celebrativa in  caratteri gotici. Gli emblemi del capo dello scudo sono stati intermente scalpellati, sfregio politico riconducibile all’onnipotenza napoleonica all’onnipotenza napoleonica che, nel suo delirio, avrebbe distrutto nei luoghi pubblici gli stemmi comunali, gentilizie e pontifici, sostituendoli con quelli francesi e altri simboli della Repubblica Romana.

La presenza dello scudo nella rocca era dovuta al fatto che vi era l’usanza di incastonare nelle mura delle fortezze gli stemmi dei castellani che le presidiavano per conto della Santa Sede.

  Bibliografia:
  •   “Arquata del Tronto il comune dei due Parchi” di Narciso Galiè e Gabriele Vecchioni Ed. SER