La vendemmia

LA VITICOLTURA

E’ un’attività antica del territorio appignanese, per secoli, il sistema gnerale di coltivazione è stato quello della coltura della vite maritata ad alberi. Sul finire dell’Ottocento divennero comuni i filari, sistemati discosti l’uno dall’altro 12-20 metri per il passaggio degli animali.

LA VENDEMMIA

Si effettuava ad Ottobre con la raccolta dei grappoli. Trasportati in cantina, l’uva si versava nelle bigonce e, da queste, nelle cosiddette “cabalette, dove veniva pgiata con piedi e gambe nude in una specie di danza. Pigiata l’uva il mosto si versava nei tini poi nelle botti grandi ( lu vettò) per diventare vino fermentando. I graspi (li ràspe) messi nel torchio, si spremevano. Buona parte del mosto si metteva lungamente a cuocere in grandi caldaie di rame su fuoco a legna. Nel corso dell’ebollizione il vino si schiumava per eliminare ogni impurità; giunto a giusta cottura, si travasava in piccole botti, dove si conservava inalterato e invecchiato, migliorava acquistando in aroma e vigore. Per dare più forza al vino i vecchi usavano spegnere nel mostro in ebollizione un tizzone di quercia o vi immergevano un ferro infuocato.

 Il Vino Cotto (Lu Vi Cuotte)

Da  Flash Mensile di Vita Picena n. 44 del Novembre 1981 Pag. 42

di Franco Moranti 

Tra le tradizioni più antiche e caratteristiche della provincia picena, un posto di primo piano va indubbiamente riservato al vino cotto, genuina produzione che si è tramandata di padre in figlio, nei secoli

I nostri contadini sono sempre stati maestri nel preparare il vino cotto, conosciuto ed apprezzato ben oltre i confini della regione.

Una bevanda gustosa, nutriente, dissetante come poche altre. Soprattutto genuina.

A Favale di Casebianche, minuscola e spettacolare frazione del Comune di Roccafluvione è stata rimessa in funzione un’antica canala risalente al 1652 e in grado di rifare ancora del buon vino.

  1.  Dentro la canala, scavata nel tufo si pigia l’uva con i piedi…..ma abbiamo provveduto a far calzare un paio di stivali. Dalla finestrella s’introduceva l’uva che veniva pigiata.
  2. Si prepara la “Rustica” che serve per abbassare “lù travò” che spreme l’uva. Il contadino provvede a passare il sapone su “Lu canapò”.
  3. La corda è chiamata “lu canapò” perché fatta di canapa. Viene attorcigliata e fa abbassare “lu travò” che preme sull’uva.
  4. “lu capicchie” dove si raccoglierà il succo dell’uva che diventerà mosto e quindi vino cotto. Nei tre secoli e più il vino ha scavato anche il tufo a forza di passare.
  5. Ora comincia ad uscire il mosto dal buco e si raccoglie dentro “lu capicchie”
  6. Da “lu capicchie” il mostro viene travasato in un caldaio in muratura per essere bollito;
  7. Mentre il vino bolle, con la schiumarola si leva tutto ciò che si raccoglie in superficie;
  8. Il vino viene messo nella bigoncia dopo bollito. Il Vino cotto è fatto.

Bibliografia

  • “Appignano in immagini” di Giannino Gagliardi Club Amici dell’Arte 1994
  • Appignano nella storia, nell’arte e nel folklore di Antonio Rodilossi Collana di pubblicazioni storiche ascolane XVII della Deputazione di Storia Patria per le Marche “Grafiche D’Auria”di Ascoli Piceno dicembre 1979