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Montegallo: la Storia
 ORIGINE DEL NOME

Prima dell’ottavo secolo la Terra di Montegallo si chiamasse “Sanctae Maria in Lapide” e la ragione di questo nome si fonda sulla natura del luogo ove sorgeva e sorge tuttora la chiesa principale della località detta appunto di “S. Maria in Lapide”, poiché ad essa sovrasta un gran masso tufaceo che colpisce la vista del passeggero: ovvero perché presso questa chiesa sorgesse la lapide miliaria di una deviazione dell’antica strada consolare.

Sotto la denominazione di “S. Maria in Lapide” però si comprendeva solo la località e le ville che adesso compongono la parrocchia dello stesso nome.

Più tardi nel secolo VIII, come vorrebbero Andrea Bacci, Quinto da Quintodecimo, Bonfini, i due Marcucci ed altri , Passando per Ascoli Carlo Magno, avrebbe mandato a governare questa antica terra un suo vicario, denominato Marchio (mark) Gallo (gallus). Costui avrebbe eretto il castello, che dal suo nome chiamò  “mons Sanctae Mariae in Gallo”. Però, nonostante questa nuova denominazione, la nostra terra continuò ad essere chiamata col nome primiero. Infatti, nel secolo XIV°, nel trattato di pace con i Montelparesi, è detta “terra Sanctae Mariae in Lapide, nelle Costituzioni Egiziani, 1357, “Mons Sanctae Mariae in Gallo” e nel frontespizio dello Statuto “Terra Montis Sanctae Mariae in Lapide, alias Montis Gallorum”.

 

MONTEGALLO PREISTORICO

Non esistono tracce preistoriche. Secondo lo Speranza, gli Umbri si sarebbero volti verso l’Adriatico o dall’Olumbria sarebbero passati nella Vilumbria, che comprendeva il versante orientale dell’Appennino piceno ecc….. E la via tenuta sarebbe stata appunto quello, che, passando per l’altipiano del Castelluccio, viene giù, o per il tracciato della Via Salaria, o per Montegallo.

E la leggendo anch’essa ci apprende che 806 anni prima di Roma un tal Asi, condottiero di una tribù di Pelasgi, si stabilì sui Monti del Vettore e che occupasse poi gradatamente una buona parte della vallata del Tronto, ove fondò la capitale del suo stato, Ascoli.

Scacciati dai Tirreni (1400 a.C.), vi tornarono sotto la guida di Pico (1412-1333 a.C.), condottiero di una tribù di giovani Sabini, qua immigrati dalla Sabina per voto di sacra primavera (ver sacrum).

I Sabini, passati per i nostri monti, da Pico si dissero Picentes.

Dalla presenza dei Sabini nelle nostre contrade abbiamo inoltre una sicura testimonianza nei nomi che ancora portano i paesi e i fiumi del nostro Appennino es. Drisago (Trisungo), Arli, Arquata, Lambro dal modo di vestire, nelle regole dell’agricoltura e dalle superstizioni lo stesso nome del Monte sibilla deriva dai Sabini cioè seguaci, sapienti.

 

MONTEGALLO NELL’EPOCA ROMANA

Nulla di preciso è dato rintracciare della campagna piceno in quest’epoca.

Però le ghiande missili poi e nelle punte delle frecce rinvenute nei nostri terreni fanno credere che in quell’epoca oltre ad essere state abitate vi si combattevano delle battaglie.

Infatti, ci fa noto la storia che nel 665 di Roma, durante la guerra italica e prima della presa d’Ascoli, i Marsi, che erano venuti in aiuto della medesima, dalle loro dimore presso il lago di Fucino, battuti nei dintorni di Marsia, furono inseguiti fino alle cime del Vettore nell’inverno del 665.

Secondo il Prof. Castelli poi, sarebbe passata per Montegallo un’importante deviazione della Via consolare “Salaria”, che conduceva direttamente a Fermo, così espressa nella Tavola Peutingeriana.

Un’altra ragione dell’importanza di Montegallo nell’epoca romana, è data dal fatto che le prime chiese plebane rurali sorgevano in questi luoghi (Santa Maria in Pantano e Santa Maria in Lapide).

  MONTEGALLO E FARFA

Nei secoli bui che seguirono le invasioni barbariche le campagne del Piceno erano diventate orridi sterpai, furono i monaci di Farfa che dissodarono i terreni poi  queste venivano cedute in enfiteusi ai miseri terrazzani.

Nel secolo VIII mentre Longobardi e Franchi si facevano la guerra, i Benedettini penetravano nelle nostre terre.. Secondo una tradizione in questo tempo sarebbero sorti i castelli di Capradosso, Casalena, Montalto, Montedinove, Patrignone, Pietrata, Spelonca, Montegallo ecc..

Non si sa l’epoca in cui questi monaci si portarono nella nostra terra ma, dal Cronicon Farfense nell’anno 945 si nomina Propezzano quando l’abate di Farfa Campone diede per dote, col preteso di fare un cambio, la Corte di S. Marotto nel territorio di M. Leone e per essa prese in cambio tanti sterili terreni nelle montagne presso Propezzano.

Verso il 1039, Montegallo passò alla giurisdizione di Farfa, a cui fu tolto solo nel 1572.

 

MONTEGALLO COMUNE REPUBBLICANO

La maggior parte dei paesi dei nostri dintorni non sono che una continuazione dei paghi romani. Il pago, in epoca romana, non era altro che una circoscrizione rurale, amministrativa e religiosa, con una configurazione propria, retto da protettori potenti, da magistrati locali con facoltà di legiferare.

Un insieme di popolani, eletti a suffragio universale, ne reggeva le sorti, un consiglio, eletto anch’esso dal popolo, moderava il protere del primo; un Podestà amministrava la giustizia; un codice in cui erano registrate le consuetudini locali, divenute leggi, regolava le diverse azioni della vita e le relazioni sociali.

Montegallo, dipese dai Monaci di Farfa dal 1039 al 1572 poi, entrò a far parte del Presidiato Sistino.

La forma di governo era quella repubblicana ed era composto dai seguenti organi:

  • Parlamento Generale, a cui prendevano parte tutti i padri di famiglia, aveva la massima autorità;
  • Concilio Generale formato da 96 membri duravano in carica 2 anni ed erano eletti dagli antecessori, adunati in concilio;
  • Priori che corrispondono ai nostri attuali assessori erano 8  due per quartiere e duravano in carica 2 mesi;
  • Il Podestà che durava in carica 6 mesi ed aveva diversi poteri;
  • Il Sindaco che aveva l’ufficio di governare, amministrare, proteggere, conservare e difendere, le cose, i beni, i diritti, i privilegi, le immunità del Comune;
  • Il Camerlengo era il cassiere del Comune;
  • Il Concilio di Credenza che contava 16 membri, oltre i priori in carica, era un insieme di consultori, i quali discutevano le proposte da farsi al concilio generale e al parlamento.

nEL 1250 otteneva la cittadinanza ascolana per essersi obbligato con atto del 10 Luglio a ricevere per castellano o Podestà un cittadino di Ascoli, di dare soccorsi in caso di guerra e di offrire ogni anno l’Omaggio del Palio nella festa di Sant’Emidio. Nel 1290 però venne esonerato da questi obblighi dal Papa ascolano Nicolò IV.

Nel 1306 lo troviamo alleato con Amandola contro Monsamartino: nel 1337 prende parte ad una guerriglia contro Montalto: e nel 1354 combatté contro i Norcini, che avevano usurpato ad Ascoli Accumuli e tutti i territori di Arquata.

Nell’autunno del 1352 il Malatesta danneggiò i Castelli di Luco, di Vitreo, di Fonditore, di San Pietro, di Santa Maria in Lapide e di Montepasillo.

Per vendetta l’inumano Signore fece squartare quattro dinasti della congiura ma, il grido di rivolta, partito dalla montagna, trovo eco nella città di Ascoli e se ne ebbe un primo frutto nell’eccidio completo dei presidi ivi lasciati dal Malatesta e si finì con l’espulsione del tiranno.

Intanto Innocenzo VI° mandò nelle Marche il Cardinale Egidio Albornz, per ridurre alla pace e all’obbedienza papale le nostre città e per approvare le Costituzioni Egidiane. In esse Montegallo viene detto: Mons Sanctae Mariae in Gallo ed è classificato tra i paesi di terz’ordine delle Marche.

Nel 1387 i Montelparesi distrussero Montegallo, questo è comprovato da una pergamena, in cui è redatto il trattato di pace.

Saltiamo oltre mezzo secolo e passiamo all’assedio di Aquila, la città era assediata da Braccio di Fortebraccio.. Il Vicario di Ascoli mandò un esercito con nove capitani tra cui il conte Chiaro de Marchio, detto il Capitano del Fonditore, padre del Beato Marco da Montegallo.

Nel 1482, avendo Sisto IV°, con sua bolla del 19 Luglio, concessa ad Ascoli libertà repubblicana, Montegallo riassumeva l’obbligo di mandare il palio per la festa di S. Emidio.

Verso quest’epoca incomincia il fenomeno del brigantaggio, alcune nostre chiese erano destinate a dare il segno “ad repellendos bannitos” per respingere i banditi.

Nel 1573, abitavano ancora sull’antico castello, 13 famiglie lassù era la sede del Municipio e del Prevosto abituale di Santa Maria in Lapide. Nell’anno 1596 cade l’erezione del Monte di Pietà come si legge negli atti di visita del Cardinale Berberi.

 

L’INVASIONE FRANCESE

Nel 1798, l’invasione francese che aveva portato tanto scompiglio in tutto il piceno e danni incalcolabili, turbò la pace anche ai nostri montanari. Nel governo provvisorio della rivoluzione del 1830 e 31 le soldatesche del governo ricostruito furono comandate da Taliani e Porfidi di Montegallo e dal Piccioni di Montecalvo. Viene il famoso 49. Rovesciato il governo pontificio, i nostri montanari vollero dare le ultime prove di fedeltà al governo pontificio.

Nell’Aprile del 1849 il Piccioni di Montecalvo e il Sacerdote Domenico Taliani di Montegallo alzarono la testa e il giorno 11 Aprile dello stesso anno si presentarono alle porte della città di Ascoli chiedendo si rialzasse lo Stemma pontificio abbattuto. Furono respinti dopo parecchie ore di fuoco dal Generale Roselli, mandato da Garibaldi. Il Generale occupò anche Montegallo, ove incendiò l’archivio municipale e mandò ostaggi in Ascoli. Il Roselli fu richiamato a Roma, per difendere la Repubblica Romana, ma gli eventi precipitarono. La repubblica cadde ma, nel 1860 la figura di Pio IX tramontava e nel 1861 si proclamava il Regno d’Italia.

 

MONTEGALLO DOPO IL 1861

I fatti più importanti che accaddero dopo il 1861 sono:

  • La costruzione di due tronchi di strada, quella del Galluccio e quella del Fluvione;
  • Costruzione ad opera del Cardinale Taliani della fontana a Piazza Annibal Caro;
  • Vendita del Vettore nel 1875 ai Fratelli Silj.
 

Bibliografia:

  • Arcangelo Rossi Brunori “Memorie di Montegallo” 1903.