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LA PASTA La pasta fatta in casa è confezionata da tutte le massaie appignanesi, seguendo le regole dell’impasto e la cottura. Sulla quantità voluta di farina accuratamente setacciata e disposta sul tavolo, si apre al centro con le mani un buco (la fontanella), si versa un numero di uova in rapporto alla quantità di farina e si aggiunge un pizzico di sale. Dopo che la farina s’è gradualmente amalgamata con le uova, s’impasta con movimento ritmato delle mani per alcuni minuti. Fatto riposare alquanto l’impasto raccolto a passa e avvolto in un tovagliolo, si passa alla delicata operazione di tirare la sfoglia nel formato che si desidera: quadrati, tondi, rettangolari, se sì vogliono tagliatelle, si arrotola la sfoglia tagliandola con un affilato coltello. Le sottili tagliatelle si stendono su un canovaccio. I tagliolini più piccoli delle tagliatelle, da cuocere in brodo denso, erano un piatto prediletto: si davano da mangiare alle puerpere, perché secondo la credenza producevano più latte. I taccù erano un piatto che si preparava, impasto con acqua farina di frumento e di granturco. L’impasto, tirato a sfoglia e tagliato a striscioline, si condiva con un soffritto d’aglio e cubetti di lardo o pancetta di maiale. Bibliografia
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