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Acquedotto del Pescara

ACQUEDOTTO DEL PESCARA

Prima del 1955 l'approvvigionamento idrico nel Piceno era caratterizzato da modesti acquedotti comunali che portavano una limitata quantità d'acqua ai solo capoluogo lasciando escluse le frazioni e le aree rurali. Nei primi anni del '900 furono individuate ad Arquata le sorgenti di Capodacqua e Pescara che risultarono limpidissime, eccellenti...con ottime acque da potersi adibire ad uso potabile. Nel 1929 fu costituito il primo Consorzio per l'Acquedotto di Pescara d'Arquata "Luigi Razza" al quale aderirono 15 comuni. Nel 1938 vennero intraprese le prime opere, sospese per la guerra. Nel 1950 il nuovo Consorzio, allargato a 43 comuni, riprese i lavori, aggiudicati alla società Sogene di Roma e terminati nell'estate del 1955, dopo avere superato grandi difficoltà causate dalla conformazione del territorio e dalla natura geologica del terreno. Il 2 ottobre l'acqua fu immessa nella rete idrica per accertarne l'esatta funzionalità. Il 16 ottobre 1955, alla presenza del Capo dello Stato Giovanni Gronchi, l'acquedotto fu inaugurato nel capoluogo Piceno con una solenne cerimonia che vide l'arrivo dell'acqua nelle nuove fontane di viale de Gasperi.

La costruzione del nostro Acquedotto comporta scavi di sbancamento ed a sezione ristretta, per un totale di 760.000 metri cubi; scavi di galleria di 68.530 metri cubi; 16.800 metri cubi di rivestimenti in galleria; 28.000 metri cubi di opere murarie di pietrame.

E’ impiegata una massa ferrosa per c.a. di 250.000 chilogrammi ed un conglomerato cementizio d i28.200 metri cubi. Vengono costruite 24 passerelle in c.a. e ponti, di cui alcuni con luci ampie e piloni profondi, come quelli sul torrente Fluvione e sul Chiaro; 12 muri di sostegno e briglie; 1.00 ancoraggi; 60 bottoni e partitori.

Le opere di ricerca delle Sorgive di Pescara di Arquata del Tronto furono iniziate il giorno 8 gennaio 1938 e fu trovata a quota 890 sul livello del mare.

Immense furono le difficoltà di avanzamento nelle gallerie data la grande quantità di acqua che si incontrava sull’intero fronte di esse.

Soltanto dieci anni dopo, furono appaltate le opere relative all’apertura delle gallerie nel tratto compreso fra le sorgenti di Pescara d’Arquata ed il partitore di Colle del Forno.

L’impresa assuntrice dei lavori incontrò notevoli difficoltà nello scavo della galleria di Vallo Romano, a causa della natura geologica del terreno, costituito di strati inclinati di arenarie frammisti a strati di argilla che provocarono improvvisi rilassi. Difficoltosa si presentò l’installazione dei cantieri, a causa della necessità di dover trasportare l’ingente materiale in località del tutto prive di strade.

Nel 1952 i lavori del 1°, 2°, 3° stralcio, dalle sorgenti Pescara di Arquata al partitore di Monte Gaico, furono concessi in appalto alla Società Generale Lavori e Pubbliche Utilità (Sogene) per i movimenti di terra, gallerie e opere murarie ed alla Società Italiana Ferrobeton per la fornitura e posa in opera delle tubazioni.

La Società Ferrobeton ha posto in opera tubi di cemento armato centrifugato e centrifugato precompresso di sua fabbricazione, di peso rilevante, e tubi in acciaio forniti dalla Dalmine. Per effettuare i trasporti ha dovuto servire l’intera fascia delle condotta da porre in opera, con una linea Decauville, parallela all’asse della condotta stessa; in tal modo ha potuta permettere il trasporto delle tubazioni dallo stabilimento di Borgo di Arquata sia verso le Sorgenti di Pescara, sia verso le gallerie di Pratovento, sino all’imbocco della galleria di S. Egidio e al sifone di Novele.

Sono stati creati, inoltre, due cantieri smistamento dei materiali da costruzione e delle tubazioni. Il primo al termine della strada di Tallacano. da qui, sempre a mezzo di Decauville le tubazioni venivano tirate mediante piani inclinati nelle due direzioni e precisamente verso lo sbocco delle galleria di Tallacano e verso la galleria di Rocchetta, al primo tratto del sifone Piandelloro.

Il secondo cantiere di smistamento è stato impiantato ad Agelli; da esso partivano i materiali e le tubazioni con mezzi cingolati e venivano trasportati dalla seconda parte del sifone Piandelloro sino al partitore di Monte Gaico.

Dati i forti dislivelli esistenti nei sifoni di Camartina, Madonna delle Grazie, Pratovento, Novele, Tallacano e Piandelloro la Società assuntrice ha dovuto procedere all’impianto di potenti argani per poter vincere le fortissime pendenze; nei tratti a mezza costa e nelle gallerie si è avvalsa di locomotori, specialmente per il trasporto delle tubazioni.

Nel 1953 furono appaltati alla Società Generale Lavori e Pubbliche Utilità (Sogene) i lavori del progetto di 4° stralcio, comprendente la zona tra il partitore di Monte Gaico e quello dell’Ascensione – Ascoli.

Queste opere abbracciano un tracciato di circa 50 chilometri; sono state eseguite in zone di montagna impervie prive di mezzi di trasporto, in alcuni punti questi materiali sono stati portanti in spalla e con bestie da soma.

Difficoltà notevoli sono state incontrate anche nella costruzione dei ponti in c.a. di Novele e di Tallacano, di luce ed altezza rilevanti.

I lavori di scavo della galleria del M. Ascensione sono stati fortemente contrastati dal continuo mutare di strati di diversa conformazione geologica, tra cui anche argilla spingente e da ingenti quantitativi di acqua trovati lungo il tracciato della galleria, specie allo sbocco della medesima a progressiva 350.

Durante l’esecuzione dei lavori dei progetti di stralcio n. 1,2,3 e 4 si sono verificati nuovi  problemi:

  • Lo slittamento del detrito calcareo sul sottostante strato di scisto ha interessato un tratto di condotta in cemento armato all’uscita della galleria delle sorgenti a monte del piccolo sifone del Fosso Carestia; tale fatto ha prodotto un dissesto nei giunti e la rottura dei alcuni tubi. La direzione ha effettuato opere di drenaggio  di circa 90 metri allo scopo di raccogliere le acque superficiali del terreno. Ha anche provveduto alla costruzione di una galleria drenate localizzata e posta nello strato scistoso, seguendone l’andamento in modo da restare sempre  in profondità di contatto fra scisto e detrito.
  • In seguito all’apertura della sede, a mezza costa, del tracciato dell’Acquedotto, in località Fosso Campone all’imbocco della galleria Picco di Macina si sono verificati smottamenti del terreno. La Direzione ha evitato ulteriori smottamenti proteggendo le scarpate a mezzo di drenaggi e gabbioni.
  • Allo scopo di eliminare alcuni passaggi a mezza costa in terreni calanchi feri e zone rocciose con possibilità di movimenti di messi o di pendii di forte inclinazione, sono state approvate delle variazioni di tracciato.
  • Con la posa in opera delle tubazioni in c.a. nelle gallerie, si è potuto rilevare che la condotta occupava la sezione trasversale in modo da un permettere il passaggio di altro elemento di tubazione di eguale diametro nella eventualità di rotture. Si è reso pertanto necessario l’addossamento della condotta alla parete della galleria; ciò ha imposto l’esecuzione, in corrispondenza dei giunti, di appositi incassi nel rivestimento.
  • Durante l’esecuzione dei lavori di apertura della galleria dell’Ascensione si sono dovute eseguire opere aggiuntive, per sanare una deficiente previsione della sezione della galleria medesima dello stesso spessore dei rivestimenti e dei compensi.
  • Il progetto iniziale prevedeva che la condotta proveniente dal partitore dell’Ascensione, attraverso il Chiaro Vivo, salisse sulla collina di Fajano, ove era previsto un bottino, e di qui scendesse per attraversare il Tronto subito a monte della Città di Ascoli Piceno per risalire al serbatoio sulla riva destra del fiume, attraverso la Salaria per pochi metri fuori Porta Romana.
  • Nel periodo decorrente dalla progettazione di tale diramazione all’esecuzione dei lavori, la Società Unione Servizi Elettrici ha intrapreso, proprio nella zona di attraversamento del Tronto, importanti lavori facenti parte del piano di sfruttamento dei bacini del Tronto e del Castellano e in tal modo ha impedito che la condotta potesse seguire il tracciato di progetto. La Civica Amministrazione di Ascoli Piceno, prospettava allora la possibilità e l’utilità di modificare il tracciato in modo da potere usufruire della condotta per l’adduzione al serbatoio anche come spina per il miglioramento della rete di distribuzione interna.

Bibliografia: