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Ernesto il mugnaio
Ernesto sembra un uomo come tanti: ha una moglie, dei figli, una bella casa moderna, un lavoro “normale”, una macchina, …… Se lo incontrassi durante la settimana, potrei scambiarlo con il papà di un qualsiasi compagno di scuola. Ma nel tempo libero, Ernesto fugge dalla città, dal traffico, dalle file negli uffici, dai carrelli pieni di spesa nei centri commerciali; egli parte per un lungo viaggio che lo riporta indietro nel tempo e in una mezz’ora raggiunge il paese che “c’era una volta”, che si chiama Piedicava. A Piedicava egli si trasforma e diventa Ernesto il mugnaio. La cosa straordinaria è che Ernesto non si traveste per attrarre i visitatori: egli è un mugnaio vero e possiede un vero mulino ad acqua ancora funzionante pieno di antichi attrezzi più ingegnosi degli elettrodomestici della mia mamma, più strani degli arnesi del mio papà e perfino più curiosi e affascinanti dei miei giocattoli tecnologici. Ernesto usa questi aggeggi per aggiustare le macine e per sostituire i vari pezzi usurati: smonta e rimonta come fossero mattoncini Lego; si serve della forza dell’acqua, della durezza della pietra e della flessibilità del legno per far funzionare il suo mulino e macinare ogni tipo di granaglie con la stessa naturalezza con cui mia madre tritura e impasta con il robot strani miscugli che a volte ci tocca anche mangiare. La cosa più straordinaria è che sembra che Ernesto non abbia mai fatto altro nella vita. Forse ha imparato a camminare su queste assi sconnesse ed è qui che ha iniziato a conoscere il mondo curiosando fra sacchi di grano, casse di legno e amici topini; sicuramente molte sere si sarà addormentatati fra le solide braccia del nonno sognando misteriosi stranieri venuti chissà da dove con il loro prezioso carico di semi d’oro; e la mattina, aprendo gli occhi, avrà sentito lo scroscio dell’acqua e il rumore delle macine di pietra al lavoro dal sorgere del sole; e attirato da un profumo dolce e intenso, si sarà alzato per gustare i biscotti appena sfornati dalla nonna; una volta vestito, si sarà alzato per il viso nel catino rabbrividendo al freddo dell’acqua sorgiva. Certamente, una volta finite le vacanze, sarà tornato alla solita vita di paese e ai suoi impegni di ragazzino: la scuola, gli amici, le feste religiose, le compere in città una volta ogni tanto. Crescendo, le visite al mulino si saranno diradate e dopo la morte del nonno anche quel piccolo bambino sognatore se ne sarà andato in un paese lontano. Ma tempo libero quell’uomo si reca al come tanti: ha una moglie, dei figli, una bella casa moderna, un lavoro “normale”, una macchina ....... Nel tempo libero quell’uomo si reca al paese “c’era una volta” e fa rivivere quel bambino curioso e sognatore, che diventato uomo, ha fatto ripartire il vecchio mulino del suo nonno. Quando mi sarebbe piaciuto se mio nonno, invece di lasciarci la casa al mare, ci avesse lasciato un luogo magico con il mulino di Ernesto! |