I comuni
Acquasanta Terme
Storia
Sindicati |
I SINDICATI Dopo la caduta dell’impero carolingio e le invasione barbariche, giunsero, intorno all’anno Mille, nel territorio acquasantano, i monaci di Farfa, in seguito alla distruzione del loro Monastero ad opera dei Saraceni , ed estesero la loro presenza in quasi tutto il territorio marchigiano. Dopo circa 150 anni di dominio nel territorio, da parte dei Farfensi, la loro autorità politica ed economica passa nelle mani del Vescovo-Conte, che accentra tutti i poteri. La “Magnifica città di Ascoli” si ribella all’autoritarismo del Vescovo – Conte e gradualmente acquista ed organizza tutto il territorio in maniera settoriale. Tutti i Castelli della Montagna sono esautorati dal potere di Ascoli, che li divide in: Sindicati, Terre e Ville. Il territorio acquasantano, intorno al1500, è diviso in quattro Sindicati ciascuno con propria autonomia giuridica e giurisdizionale e fanno parte dello stato della Chiesa. Questi sono:
Ogni Sindacato disponeva del suo “Palatium”: la sala consigliare in cui si discutevano i problemi inerenti il territorio e i rispettivi ordinamenti. I responsabili sono i Massari de Regimine, detti Priori, e i Massari delle singole Ville, 2 persone elette per Villa, ogni due mesi, estratte a sorte da una cassettina chiamata “Bussolo”. Ogni sede di ciascun Sindicato viene chiamato “Castello” e “Villa”: è la denominazione di tutti i paesi facenti parte di ciascun Sindicato. Il consiglio ristretto formato dal Podestà e dai Massari de Redimine, elegge il Parlamento generale. Tutte le norme, che regolavano l’attività amministrativa di ciascun Sindicato, sono fissate negli Statuti approvati dal Consiglio degli Anziani di Ascoli (1377). Affianca l’attività amministrativa del Sindicato la Pievania, detta anche Chiesa Madre, la quale estende la sua giurisdizione su tutta la “plebs” (popolo), oggi sono chiamate Pievi o Pievanie, perché nei primi secoli della Chiesa si usò intitolar con tale nome l’unione dei fedeli sotto l’assistenza e cura di un sacerdote, il quale amministrava al popolo assegnato a lui, il battesimo e gli altri sacramenti. Le chiese, che avevano un sacerdote con tali prerogative, erano chiamate Maggiori e le altre erano dette Minori. Una delle caratteristiche peculiari della Pieve era quella di possedere il fonte battesimale a differenza d’altre chiese rurali come la Chiesa della Maddalena d’Acquasanta, la Chiesa di S. Lorenzo a Paggese, la Chiesa parrocchiale di Valledacqua e la Chiesa di Santa Maria a Santa Maria, di minore importanza Ogni Sindicato aveva la sua Pievania:
Le pievanie erano regolate da ordinamenti interni che prevedevano fra l’altro l’amministrazione dei beni, dei lasciti e delle varie cappelle votive fatte erigere all’interno delle chiese e sovrintendevano alla raccolta e distribuzione delle “decime”, un tributo obbligatorio, in natura o in denaro che era riscosso dai collettori pontifici. Dunque, ogni Sindicato aveva il suo Parlamento formato dai Massari de Redimine (Priori), coadiuvati da validi amministratori locali, per il funzionamento delle varie attività inerenti l’assegnazione dei pascoli, produzione del legname, della lana e dei prodotti caseari; per la riscossione delle tasse dovute per terreni affittati per sedare le liti sorte tra le varie Ville del Sindicato e anche con quelle di Sindicati confinanti; la costruzione di Chiese ed altre infrastrutture, le donazioni e le offerte. IL SINDICATO DI QUINTODECIMO Castello di 3° grado dello Stato di Ascoli. Comprendeva le seguenti Ville: S. Vito, Noele, Matera, Favalanciata, Peracchia e Capodirigo. Il paese prende il nome dalla distanza che intercorre tra tale località e la città di Ascoli Piceno che risultava essere 15 miglia romane (1 miglio = 1478 mt) Aveva il suo “Palatium”affianco alla chiesa del SS. Crocifisso: luogo in cui convengono tutte le Ville del Sindicato per attività forensi e dove ha sede il Parlamento generale e la residenza del Podestà, vi si amministra la Giustizia ed è anche punto di incontro dei notai con i loro clienti . Il castello, nel corso degli anni, acquista notorietà per la sua sede notarile che roga per mezzo di numerosi notai, tra cui il famoso “Nino a Quintodecimo” (1415). Quintodecimo, con le Ville annesse al suo Sindicato, è un Castello ricco e ben organizzato. Si tenne lontano dalle scorrerie operate dai banditi, tranne che nel periodo nero del banditismo acquasantano. Il Castello conserva e potenzia sempre di più la sua economia, attraverso attività agricole dell’allevamento degli ovini e la produzione della lana, di legnami e cereali. Ospita i maestri lombardi, i quali costruiscono e ristrutturano case e chiese quasi ovunque. Nel corso degli anni, Quintodecimo manterrà la sua importanza, dal punto di vista strategico, per la Via Salaria. IL SINDICATO DI MONTECALVO Montecalvo ha origini storiche assai remote ed abbraccia un vasto territorio delle montagne abruzzesi e marchigiane degradanti verso il fiume Castellano. Comprendeva i paesi di: Pietralta, Morrice, Capoditigna, Vallecchia, Ferroni, S. Giovanni, Collefrattale, Casaduna, S. Gregorio, Fleno, S. Paolo, Farno, Colle, Roccamontecalvo, Vosci, Forcella e S. Martino, sede del Sindicato. Castello di 2° grado dello Stato di Ascoli ha il suo centro amministrativo a San Martino rimase sotto la guida del Vescovo-Conte fino al 1242, quando Federico II toglie Ascoli al Papa e favorisce l’ascesa della famiglia Guiderocchi. Nel 1266 Montecalvo e Luco entrano a far parte del Regno di Napoli e Sicilia, restandovi per alcuni decenni: Montecalvo fino al 1288 Luco per un tempo imprecisabile. Situato al confine con il Regno di Napoli diventa teatro di numerosi scontri tra le famiglie Malatesta e Guiderocchi per avere il possesso o il comando del suo immenso territorio e della Rocca. Nel 1301 gran parte del territorio montecalvese viene venduto da Ascoli ai Guiderocchi e a poco a poco tale territorio diventa il covo di gente di malaffare. Durante il periodo napoleonico e risorgimentale, Montecalvo ebbe la sua importanza politico – strategica per la presenza in loco di alcune personalità di spicco, che dettero lustro al paese e per gli avvenimenti di natura politica che vi si svolsero. Nel 1808, con l’avvento del Regno d’Italia, Monte Calvo perdeva le prerogative municipali a vantaggio del più piccolo Comune di Montacuto; ma con la riforma compartimentale del 1814 entrambi, passarono sotto l’amministrazione d’Acquasanta, dalla quale si separarono nel 1818 riprendendo le rispettive redini dell’autonomia. Nel 1852, Montecalvo è costretto a cedere al Regno delle due Sicilie, Pietralta, Morrice e Casenuove, in cambio di Volsci e Forcella. Nel 1862 durante il Regno d’Italia, il municipio assunse la nuova denominazione di Montecalvo del Castellano per differenziarsi da altri Comuni omonimi della penisola e nel 1865 fu aggregato definitivamente ad Acquasanta. IL SINDICATO DI MONTEACUTO Nel lato sud – ovest della montagna acquasantana è ubicata la zona di Monteacuto che era un vasto territorio selvoso degradante verso il torrente Garrafo. Inizialmente non era né Casello né Villa. Diviene poi Sindicato con le sue numerose ville sotto la guida di un Podestà giusdicente dopo che Ascoli aveva organizzato il suo Comitato. Era formato dalle seguenti Ville: Pito, Pozza, Umito, Pomaro, Gaglierto, Vallecchia, Castiglioni, Refaduni, Pietra Rotonda e Restefano. Le prime ville di Montacuto sono Pomaro e Pito, che nel 1039, sono cedute all’Abbazia di Farfa dai coniugi Hilperino e Ladi di origine germanica. Dopo tale data si può supporre che le due Ville siano passate al Vescovo – Conte di Ascoli e successivamente alla Signoria dei Guiderocchi, i quali nel 1289 la vendettero ad Ascoli per 6000 libre ravennati. Intorno al 1500 viene costruita la Chiesa di S. Lazzaro all’ingresso della Villa di Pito, presso cui si terrà il Parlamento e si amministrerà la giustizia per oltre 80 anni e soprattutto per il pagamento delle tasse, per la composizione delle vertenze e delle liti tra le diverse Ville del Sindicato, per gli affitti delle montagne e del mulino di Gaglierto. A fianco alla chiesa sorgerà , durante il periodo della peste, un ospedale. Una delle Ville più importanti del Sindicato di Monteacuto era Pomaro per la sua importanza dovuta alla fertilità delle sue terre e per essere residenza dei Guiderocchi (1289). Diviene in seguito sede del Sindicato di Montacuto e residenza del Podestà. All’inizio del 1600 ha il suo “palatium” e diviene centro amministrativo del Sindicato fino al 1866 quando Monteacuto cessa di essere un comune autonomo. La locale chiesa di S. Maria diviene Pievania (o chiesa madre) centro religioso di tutto il Sindicato. IL SINDICATO DI ACQUASANTA Il Sindicato di Acquasanta comprendeva le Ville di Paggese e Luco, Valledacqua, Piedicava, Arola, S. Maria, Torre, Gottare, Forcella, Colle Menarello, Falciano, Vena a Martello, Vallesalce, Tallacano, Rocchetta, Falciano, Val fusella, Santo Pietro in Gottare, Cagnano, Arli. Acquasanta non aveva il suo Pallatium per la riunione dei Massari prima e degli amministratori pubblici poi. Le riunioni erano fatte in case private prese in affitto, mentre quelle importanti riguardanti le nomine semestrali del Podestà, si tenevano di solito a Paggese, luogo in cui si tiene il Parlamento nel loggiato della Chiesa di S. Lorenzo. Acquasanta realizzerà la sua sede comunale soltanto nel 1867, sulla quale si ergerà la grande torre civica con orologio nel 1873, non più esistente. Divenuta sede comunale nel corso del XIV secolo si trova a dover subire fatti delittuosi avvenuti per opera di due noti banditi ascolani: Astolfo Guiderocchi e Mariano Parisani. Per aver ospitato i due banditi i sindicati della Montagna furono multati di 4.000 scudi. Passata l’ondata banditesca del Parisani, i sindicati della Montagna devono affrontare il non facile periodo di ri-organizzazione del territorio, facendo punire i malfattori e metter in grado di non agire i numerosi ex-banditi, infliggendo delle condanne esemplari a coloro che si sono macchiati di gravi delitti, onde evitare una pericolosa ri-organizzazione. Sisto V, nominato Papa, emana leggi severe per reprimere il banditismo in tutto lo Stato Pontificio: penzolarono dalle forche migliaia di banditi. Ricompare sulle montagne dell’acquasantano il famoso bandito Marco Sciarra, il quale cerca di organizzare nelle zone montane un covo dei suoi seguaci, però, braccato dalle truppe pontificie, abbandona la Marca e il Regno di Napoli rifugiandosi a Venezia. Il Sindicato d’Acquasanta continuò ad essere amministrato dai Massari o Priori, fino alla sua trasformazione a sede comunale con il Regio decreto del 10 Dicembre 1865. Bibliografia:
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