I comuni
Arquata del Tronto
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EPOCA PREROMANA E ROMANA Il suo nome deriva da “Arx” altura fortificata . Alcuni storici fanno risalire la fondazione per merito delle popolazioni sabine per una migrazione rituale durante la primavera sacra. Altri studiosi né attribuiscono la nascita all’epoca romana, come statio della sottostante Salaria, importante via commerciale legata al trasporto del sale. Nel primo secolo a.C. tutto il territorio era di proprietà della famiglia dei Flavi (la famiglia di Vespasiano originaria della Sabina). Gli storici locali ipotizzano che Arquata sia la mitica Surpicarum nella Tavola Peutingeriana. IL MEDIOEVOLe prime menzioni di Arquata risalgono all’Alto Medioevo. Nel VI secolo Arquata era Terra summatina. Nell’anno ‘800 passò di qui Carlo Magno per recarsi a Roma per l’incoronazione ad imperatore del Sacro Romano Impero. Nel secolo XII, vede l’affermarsi di un nuovo personaggio il potente abate di Farfa Berardo III, acquistò il castello e il contado d’Arquata. Nel secolo XII la chiesa dei SS. Pietro e Paolo a Borgo appartiene all’Abbazia benedettina di Sant’ Eutizio di Norcia. Nel Medioevo era noto il fenomeno eremitico: una miriade di penitenti popolò le zone più impervie, cercando nell’isolamento e nella preghiera la via della salvezza per sé e per gli altri. Due sono le figure che spiccarono nel panorama dell’epoca, Sant’Amico e Fra’ Angelo Clareno. Tra i secoli XIII e il XVIII Arquata fu contesa da Norcia e da Ascoli, il motivo era la formidabile posizione del borgo e della sua Rocca. Nel 1255 si diede spontaneamente ad Ascoli ricevendone in cambio ampia autonomia. Nel corso del sec. XIV ebbe una relativa indipendenza da Ascoli (1337), fino al 1429 quando il Papa Martino V cedette Arquata e il suo distretto a Norcia che fino a quel momento l’aveva contesa da Ascoli. Dopo alterne vicende durate per tutto il secolo XV, Arquata rimase possesso di Norcia fino al sec. XVII. Con l’invasione francese del 1809, la prefettura di Norcia fu abolita ed Arquata assoggettata a Spoleto, capoluogo del Dipartimento del Trasimeno. Divenne allora capoluogo di cantone, in quel periodo fu restaurata la rocca e provvista di casematte e piazzole d’artiglieria; le fu assegnata una guarnigione permanente e fu dichiarata, con le rocche di Spoleto e Perugia, il terzo fortilizio del Dipartimento. Caduto Napoleone, il governo Pontificio della restaurazione tolse Arquata all’Umbria e la incorporò nella delegazione d’Ascoli Piceno della cui Giurisdizione Pretoriale entrò a far parte nel 1832. Tra il 24 gennaio 1849 e il 27 gennaio 1849 Garibaldi passò da queste parti per unirsi alle truppe che difendevano la Repubblica Romana. Il viaggio è ricordato da una serie di sei lapidi apposte sui muri dei palazzi che videro lo storico passaggio dell’eroe dei due Mondi Nel 1860 Arquata del Tronto entrò a far parte del Regno d’Italia ma, prima di tale data era zona di confine , infatti, l’avvocato Benucci ricorda "che i confini dell’Arquatano sono, a levante, il Presidiato di Montalto e l’Ascolano; a ponente ed a tramontana, il Norcino; a mezzogiorno, il Regno di Napoli. Le dogane erano messe in diverse località; l’ultima era quella di Trisungo definita Bollettone di 1° classe fino a migliore collocamento. Al Bollettone si arrivava per due strade…... la non rotabile che da Grisciano, Dogana Napoletana, passava per il Tronto quindi per Vezzano e un’altra che passando per il Poggio d’api, Regno di Napoli, Colle d’Arquata, Spelonca, Faete e Trisungo. Dopo l’unità d’Italia, il problema principale era quel fenomeno che andava sotto il nome di brigantaggio che nelle nostre zone si sviluppò nell’Acquasantano e nell’Arquatano. Erano gruppi di briganti che combattevano contro le truppe piemontesi o francesi ma, in realtà erano banditi approfittavano della situazione per rapinare ricchi e possidenti. Gli episodi nei quali furono coinvolti negli episodi guerreschi erano numerosi, in quanto le nostre zone si prestava alla tattica “mordi e fuggi” da loro attuata. Anche Arquata ha vissuto il fenomeno doloroso dell’emigrazione alla fine dell’ottocento inizi del novecento verso i paesi europei e americani e la seconda emigrazione alla fine della seconda guerra mondiale fino agli anni 60 e l’ultimo flusso migratorio si è rivolto verso località di Roma e d’Ascoli. Oggi, Arquata del Tronto è l’unico comune d’Italia il cui territorio è inserito all’interno di due parchi nazionali: Parco Nazionale dei Monti Sibillini e Parco Nazionale del Gran Sasso e dei Monti della Laga. Bibliografia:
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