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VENAROTTA

IL CAPOLUOGO

Venarotta è formata dalle seguenti contrade: Castello, fondato dagli ascolani nel 578, luogo dove è situato il tempio di S. Francesco ex convento; Colle o Villa dei Nardi, fortezza dove trovasi la Cappella di S. Pietro; Monteverde, dove si trovano le Chiese della Madonna delle Grazie o del Cardinale e quella della Madonna dell’Annunciazione o delle Pratora; Colle Carbone e Case Sparse o Cupanile ove si dice sorgesse un antico agglomerato ora scomparso. Il nome di Carbone è legato alla produzione del carbone da legna; mentre va notato, per quanto riguarda Cupanile, che nel 1437 la stessa contrada era tanto importante da dare il nome a tutta la parrocchia dei santi Cosma e Damiano. In altre parole tutto il territorio che ora comprende il centro di Venarotta, in quell’anno la “pieve” di Venarotta era registrata nelle antiche carte come “plebis Accupanile nunccuppatae de Castro Venaroptae”, parrocchia appartenente al Castello di Venarotta: forse questa misteriosa contrada di “Cupanile” di cui non si trova più traccia, ma di cui parlano sovente i nostri antenati – può identificarsi con l’altrettanto misterioso sindacato limitrofo a Venarotta, “Villa plebis Accopanigi de Venarocta”, citato dal Catasto Ascolano del 1381 e che corrisponde alla zona Nord-Ovest di Venarotta: dalla strada che va verso la Costa dei Guai fino alla Fornace. In quella zona, infatti, i nostri avi collocavano l’antico Cupanile e c’è una strada comunale che dalla villa Nardi conduce sulla collina, ed è detta ancora “Cupanì”.

IL CASTELLO

Le origini del convento di San Francesco sono probabilmente anteriori al 1220. Verso il 1215 risulta che S. Francesco sia venuto in Ascoli visitando i vari conventi in compagnia di fra Masso e Angelo Tancredi. L’accoglienza favorevole di S. Francesco in Ascoli è testimoniata sia dal fatto che ben trenta giovani tra chierici e laici presero dalle stesse mani del santo l’abito francescano, sia che in quell’epoca nella zona sorsero diversi conventi francescani tra cui quello del castello di Venarotta, sulla collina dove si trova l’attuale Cimitero. Questo luogo era un po’ “l’Olimpo” poiché in epoca romana vi sorgeva il tempio dedicato a Venere. Per molti secoli fu luogo d’eremitaggio organizzato in oratori e piccole celle dove si pregava. Secondo un’altra versione sarebbe lo stesso santo d’Assisi a fondare il convento e la relativa Chiesa. Nel libro delle memorie dell’Archivio parrocchiale di Venarotta, scritto nel 1737 dall’abate Pietro Emidio Massini, si legge: “In un primo luogo deve notarsi che la Chiesa di S. Francesco istesso, ut ab antiquis traditur e di prima fu parrocchia, come si riconosce in alcune antiche memorie…...E’ Chiesa ancora consacrata come si vede dall’altare maggiore, la mensa del quale intera, come anche nella parte laterale verso abitato si può riconoscere da alcuen antiche croci rosse”. Secondo il Veramonti svolsero il noviziato due francescani, i frati Felice Peretti  e Girolamo d’Ascoli, futuri pontefici con i nomi di Nicolò IV e Sisto V. Nel 1289, il Papa Nicolò IV, francescano ed ascolano, inviò a tutti i conventi francescani d’Ascoli, un frammento del Santo Legno della Croce di Cristo che fu inserito in una Croce d’argento e, più tardi (nel 1585) custodito in un Reliquiario donato da Papa Sisto V.

LA SANTA CROCE

Da una relazione fatta dal geometra Emidio Angelici, incaricato dall’abate Filippo Ferrucci nel 1875, ci sono riferite notizie interessanti circa le origini della primitiva Chiesetta cenobita e il passaggio a Convento francescano: “Dall’incasato del Castello di Venarotta a m. 360 esiste un’antica Chiesa con annesso Monastero edificata nel secolo ottavo, che era officiata dai monaci (benedettini).

Nel secolo XII, soppresso questo cenobio, per molto tempo restò inofficiata e nel 1400 circa fu ceduta ai Francescani ivi istallati dal loro Serafico Padre e Fondatore S. Francesco d’Assisi. Da questi religiosi ritenuto il convento fino al 1650 e poscia abbandonato per la ristrettezza delle rendite sotto il pontificato di Papa Innocenzo X, poscia il Pontefice Clemente IX vi eresse con i beni l’Abbazia da godersi da un sacerdote eletto dal Vescovo d’Ascoli”. Ancorché esternamente s’osservano diverse costruzioni e restauri, pure non può dubitarsi che vi fosse annesso alla Chiesa un antico fabbricato destinato a Cenobio. Questa chiesa prima del 1350 aveva un altro nome.

STRUTTURA ARCHITETTONICA

L’origine di questa chiesa e dell’annesso convento non sono conosciute, infatti, negli archivi ascolani e in quelli dell’ordine francescano, non si conservano alcun documento. Resta soltanto un tardivo libro di “Memorie” redatto nel 1737 nell’archivio parrocchiale di SS. Cosma e Damiano.

Lo schema costruttivo dell’edificio è quello della tipica chiesetta rurale, orientata, in altre parole un semplice rettangolo, privo d’abside, con facciata che incorpora il campaniletto a vela, innalzato sopra la porta aperta a ponente. Ha i muri perimetrali, in pietra squadrata di travertino, sono tirati a piombo e senza spinte laterali. Il tetto travatura di legno è “a cavaliere”, mentre le falde assorbono esse stesse la spinta con la trave orizzontale della capriata. Lo stile è quello romanico povero, in perfetta consonanza con lo spirito di povertà degli eremiti. Il piccolo oratorio verso la prima metà del secolo XIII passò ai frati francescani, i quali lo ampliarono e lo trasformarono in chiesa intitolata a S. Francesco. Il primo edificio, era ad una sola navata, aveva un solo altare, collocato sul muro con ornamento di pietra ad arco. Verso il 1400 la struttura del Convento doveva essere già in condizioni precarie, se nel 1458 Antonio Pascucci di Venarotta donava 100 ducati che venti anni dopo confermava con altro atto notarile la donazione. Nel periodo che va da 1480 al 1504, la Chiesa subiva delle trasformazioni con l’aggiunta di due archi sopra un piedistallo con sotto l’effigie di S. Giuseppe dipinto ad affresco nel 1504, assieme colla stanza dove si conserva la reliquia.

In data 1554 (o 1504) fu costruita la stanza della reliquia, locale attiguo alla Chiesa, con soffitto a volta e una finestra inferriata. Alla fine del 1700 diventò sacrestia, poiché la Reliquia fu posta nell’altare del Crocefisso.

Sulla porta d’ingresso si legge la data 1504 o 1554 e il monogramma di Cristo. Il pievano dei SS. Cosma e Damiano in Venarotta, ritenendo la Chiesa di S. Francesco troppo grande, decise di riportarla alle dimensioni attuali, facendo abbattere la navata laterale costruita nel 1480, richiudendo le arcate e ponendo il tetto nel verso attuale.

Dopo i recenti lavori di restauro, nel porticato interno del convento si conserva una singolare ed interessante epigrafe incastonata nel muro. Si suppone che abbia fatto parte dell’antico oratorio, risalente all’ottavo secolo ed officiato dai monaci  farfensi.

L’epigrafe misura cm. 39 x 51. L’iscrizione del testo su pietra dura in travertino è opera di un artigiano. Le figure e le lettere sembrano opera di età medievale e secondo le norme comuni all’epigrafia occidentale, si può azzardar quanto segue: la figura stilizzata del Monte Calvario sormontato dalla Croce; lo staffile della flagellazione la cui impugnatura è profilata con evidenza; il monogramma con le due iniziali greche (I e X) di Jesus Kristòs, sono indubbiamente riferibili alla Passione di Cristo, per la quale egli operò la salvezza del mondo. Questo concetto è espresso dalle lettere incise “J”, “S”, “U” (oppure “V”) che vogliono significare “J”esus “S”alvator “U”niversi (oppure “V”ictor).

CAMPANE E CAMPANILE

Certamente dall’origine nel 1602, il campanile era posto sul portone d’ingresso della chiesa. La campana riproduce le immagini di S. Francesco da un lato e di S. Bernardino da Siena intervallati, da due stemmi di Papa Innocenzo VIII. Questa campana era stata fusa a Venezia nel 1487 e porta la seguente iscrizione: (in alto) “CRISTUS REX VENIT IN PACE ET HOMO FACTUS EST FRA EVAN. FECE QUESTA CAMPANA” (in basso) MCCCCXIIIC- JOANNES DE FRANCISCUS FECIT IN VENESIAS”. L’attuale campanile fu costruito nel 1602 e ricostruito nel 1739 quando subì dei danni a causa di un fulmine.

LA “CROCE SANTA” NEL CONVENTO DI S. FRANCESCO

Nel 1289 diventò Papa Nicolò IV, il quale avrebbe mandato reliquie della S. Croce ai conventi di Ascoli fra cui quello di Venarotta. Il Papa Sisto V durante una visita al convento, donò un reliquiario che doveva contenere la preziosa reliquia della Croce che era fatto  a cupola e a colonne con inciso l’anno 1585. Già nel 1504 era stata costruita una stanza  con un altarino, finestra inferriata. Dopo i restauri effettuati dall’abate Massini nel 1737 la Reliquia venne trasferita sull’altare del Crocifisso. Nel 1769 la reliquia fu spedita a Roma per essere incastonata in un ostensorio dorato, poichè durante uno dei tentativi di trafugare la reliquia si sarebbe concluso un inconsueto prodigio.

CHIESA PARROCCHIALE S.S. COSMA e DAMIANO

 

Questa Chiesa è dedicata ai fratelli martiri COSMA e DAMIANO, Santi medici “anàrgiri”, vissuti nel III secolo dopo Cristo ad Egea, nella Cilicia (l’attuale Turchia). La Chiesa, con la facciata romanico-lombarda, col suo spendido rosone in cemento e graniglia, il portale a smusso ornato da colonnette e cornici giranti in arco, l’alto frontale di mezzo terminante in eleganti archetti e fregi e le lesene che inquadrano le finestre a tutto centro delle navate laterali esterne, fu iniziata il 27 settembre 1922, su disegno dell’ing. Francesco TAVOLETTI. Per la sua costruzione fu utilizzato gran parte del materiale ricavato dalla demolizione della vecchia Chiesa Parrocchiale (sita nella confluenza delle attuali via Marconi e via Europa, all’altezza del Municipio), che era stata iniziata nel 1332 e consacrata dal vescovo Giovanni II ACQUAVIVA, il 10 marzo 1372 e successivamente inagibile per motivi igienici e statici. Questa Chiesa venne solennemente consacrata il 28 settembre 1930 da Mons. Ludovico CATTANEO, Vescovo di Ascoli Piceno, alla presenza del parroco don Francesco VERAMONTI e di tutto il popolo Venarottese. Le misure interne dell’edificio corrispondono a m. 23-30x12-30x9; il campanile raggiunge i 20 metri d’altezza. Il rivestimento esterno, in mattoni della locale fornace, voluto per impedire agli elementi atmosferici la corrusione del pietrame in arenaria utilizzato per le mura perimetrali, dà all’insieme della costruzione maestosità e gentilezza. L’interno a tre navate con ampie arcate, contiene, nel presbiterio, una pala d’altare rappresentante i Santi Patroni, opera del pittore romano Pietro GAUDENZI (1948).

CHIESA DELLA MADONNA DELLE GRAZIE O DEL CARDINALE

 

La Chiesa, in forma ottagonale, in masselli di arenaria, fu costruita per volere del Cardinale Ottavio Bandini, (nato a Firenze e morto a Roma nel 1629), in seguito alla sua miracolosa guarigione. Il porporato, arcivescovo di Fermo e delegato apostolico delle Marche, nel giugno del 1599 su richiesta di alcuni notabili ascolani, era in viaggio alla volta di Ascoli, quando nello scendere dalla Costa dei Guai, nei pressi di Venarotta, cadde da cavallo fratturandosi il femore. L’incidente apparve subito di una gravità tale da doversi ricorrere all’amputazione dell’arto. Ad assistere l’alto prelato venne da Ascoli il Cappuccino Serafino da Montegranaro. Fu per intercessione del fraticello che il Cardinale ottenne una insperata guarigione. In segno di profonda gratitudine verso la Vergine Maria, onorata dalle gente del posto col titolo di Madonna delle Grazie, il Cardinale dispose la costruzione della chiesetta che ancora oggi porta il suo nome.

ORATORIO MADONNA DEI PRATI

 L’Oratorio, situato lungo la provinciale Venarottese, al bivio per la zona detta “Pratera”, fu costruito nel 1893 per iniziativa di alcuni Venarottesi, che si autotassarono, sottoscrivendo un documento di impegno. Tra i sottoscrittori figuravano: Mestichelli Felice, Annibale e Romolo; Ruffini Luigi , Diomiro e Massimino; Alessandrini Luigi, Carlo, Giacomo e Giovanni; Procaccioli Emidio e Pietro; Bartolini Alessandro; Cantalamessa Giulio e Luigi Trenta e altri. L’Oratorio fu benedetto, per delega di S.Ecc. Mons. Bartolomeo Ortolani, dal parroco di Cepparano don Pietro Martini, Vicario Foraneo, il 22 settembre 1893. Nella Visita Pastorale del 15 luglio 1895, il Vescovo decretò che “L’Oratorio è sotto la immediata soggezione del Parroco locale, il quale ne terrà la chiave ….” Ogni anno, a metà ottobre, vi si celebrava la festa. Nel 1954, il parroco don Costantino Caioni, vi trasferì uno degli altari laterali della chiesa parrocchiale, dando incarico al pittore ascolano Dino Ferrari di dipingervi un’immagine della Madonna con due angeli ai lati.

Fotografia:

  • Foto 1 Chiesa di San Francesco (foto Giovanni Bertoni);
  • Foto 2 Chiesa dei SS. Cosma e Damiano (foto Alessandra Porri);
  • Foto 3 Chiesa dei SS. Cosma e Damiano Lunetta sul portale d'ingresso (foto Alessandra Porri);
  • Foto 4 Chiesa della Madonna delle Grazie o del Cardinale (foto Alessandra Porri);
  • Foto 5 Altare laterale interno dell'Oratorio (foto Giovanni Bertoni). 

Bibliografia:

  • Luciano Ciotti e Secondo Balena “Venarotta”, Ancona, Adriatica Editrice, 1990 pp. 111-125;
  • Frigio Giuseppe Ricchi “Singolare epigrafe nel Convento di S. Francesco”Flash” Anno XXIII n° 287.